Cronaca

Finti matrimoni per veri permessi di soggiorno, condannato avvocato

L’avvocato leccese di 42 anni, Gianluca Starace, era accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini extracomunitari attraverso la predisposizione di falsa documentazione. L'operazione fu condotta dalla squadra mobile

@TM News/Infophoto

LECCE – E’ stato condannato a 3 anni e mezzo di reclusione l’avvocato leccese di 42 anni, Gianluca Starace, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini extracomunitari attraverso la predisposizione di falsa documentazione. Al centro della vicenda processuale i presunti matrimoni fittizi certificati, a scapito di ignari salentini, per ottenere il permesso di soggiorno per motivi di famiglia da parte di cittadini extracomunitari. L’operazione, denominata “Happy marriage”, era stata condotta dalla squadra mobile di Lecce.

Le indagini, iniziate nella seconda metà del 2009, nascono da una serie di controlli effettuati ciclicamente sulle dichiarazioni presentate da cittadini extracomunitari per ottenere i permessi di soggiorno. L’attenzione degli investigatori si è concentrata in particolare su alcune autocertificazioni di convivenza, e i relativi certificati matrimonio, presentati da soggetti di origine magrebina. Documenti risultati poi completamente fasulli, così come i matrimoni.

I controlli effettuati presso gli indirizzi forniti nelle richieste, infatti, hanno permesso di appurare che quelli presenti nei certificati erano nomi di donne (e in due casi di uomini) di Lecce, Surbo e Copertino, completamente all’oscuro della vicenda, oltre che già sposati, in alcuni casi anche con figli. Tra le persone coinvolte anche una ragazza affetta da disturbi psichici e per questo data in affidamento alla zia. Alla donna sarebbe stato fatto credere che il matrimonio era avvenuto realmente, seppur in gran segreto.

Secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe stata proprio Starace la vera mente organizzativa e il principale promotore della attività illecita. L’avvocato leccese avrebbe utilizzato in maniera fraudolenta alcuni documenti acquisiti proprio grazie alla sua professione. In un caso, ad esempio, i nomi adoperati farebbero riferimento ad alcuni testimoni di un processo per risarcimento danni scaturito da un incidente capitato ad una bambina in un parco di Surbo.

Una volta acquisiti tutti i documenti necessari, Starace avrebbe agito cambiando sui certificati, in modo anche grossolano, lo stato civile delle ignare vittime. “Le modalità dell’azione – scriveva senza mezzi termini il gip nell’ordinanza di custodia cautelare –, compiuta in maniera sistematica e con notevole astuzia, mettono in risalto un personalità bieca e altamente negativa, incline alla frode e all’esercizio senza scrupoli della nobile professione forense, infangata e disonorata nei suoi principi fondamentali”.

Una tesi confutata dal legale dell’imputato, che ha evidenziato come quei documenti siano stati utilizzati all’insaputa del suo assistito, dopo un furto subito dal 42enne. 

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