Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Griffe false: nuova stangata della finanza al business

L'inchiesta avviata ad ottobre a Racale e proseguita a dicembre a Lecce dalla compagnia di Gallipoli ha condotto i militari fin dentro Gioia del Colle. Nei guai un'imprenditrice: 860 capi sequestrati

Un'immagine del sequestro che venne compiuto in un'abitazione di Lecce a dicembre.-4

Da Racale a Sogliano Cavour, da qui fino a Lecce, per finire a Gioia del Colle e chissà dove altro ancora, sulle rotte che conducono sulle strade dell'Est, quelle fornite di proverbiali, immensi orizzonti. Piano, piano, sta venendo a pezzi l'organizzazione che gestisce un lucroso traffico di griffe false, con ramificazioni estese in tutta la Puglia. Un'indagine a tappeto con ritrovamenti sempre più corposi di capi d'abbigliamento destinati non certo alla bancarella del povero senegalese di turno, ma verso boutique di grido. Un mercato nel mercato, merce contraffatta confusa fra quella originale. Veri e propri "falsi d'autore", insomma, talmente ben realizzati da rischiare di trarre in inganno anche gli occhi più esperti. Ma da quando la compagnia di Gallipoli della guardia di finanza, comandata dal capitano Marco Damu, ha messo gli occhi addosso a quel traffico di abiti confezionati a regola d'arte, il castello sta venendo giù a picconate. L'ultimo ritrovamento, partendo dal dicembre scorso, quando le indagini avviate da appena due mesi condussero le "fiamme gialle" dal Basso Salento fin dentro il capoluogo salentino, è di oggi. In provincia di Bari.

I militari della finanza di Gallipoli sapevano di avere fra le mani un'inchiesta che li avrebbe condotti lontano. E dagli sviluppi del maxi-sequestro in un appartamento di un 46enne leccese, a due passi da Porta San Biagio, nel cuore del borgo antico (oltre 2mila i capi rinvenuti, destinati a vip e calciatori, per un totale di circa 4mila 500 se si accorpano quelli di Sogliano Cavour: https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=5217), è nato un nuovo sequestro, in un capannone di Gioia del Colle, fin dove s'è diramata un'investigazione che non esclude nuovi colpi di scena. I finanzieri, nutrendo il forte sospetto che all'interno fossero custoditi altri abiti contraffatti, hanno ottenuto dal sostituto procuratore Angela Rotondano l'autorizzazione ad effettuare il blitz. Con ritrovamenti che hanno confermato le ipotesi investigative: 862 capi d'abbigliamento, 3mila 500 etichette e mille 860 cartellini il computo totale della merce sequestrata, con perquisizioni che hanno riguardato anche due esercizi commerciali. In quest'ultimo caso, i finanzieri hanno potuto appurare come, fra la merce originale, fosse mescolata quella contraffatta, al punto da indurre in inganno i consumatori.

Nei guai è finita un'imprenditrice di Gioia del Colle, con l'accusa di contraffazione e alterazione del marchio "John Smith". Sulla merce, prodotta in Bulgaria, veniva infatti applicata l'etichetta riportante il solo cognome, "Smith". Un escamotage per frodare l'acquirente, che trovando i capi "John Smith" e "Smith" accanto, fra gli scaffali, avrebbe potuto tranquillamente essere abbagliato, ritenendo che provenissero dalla stessa casa madre. L'indagine, come anticipato, prese le mosse nell'ottobre del 2007, quando i finanzieri di Gallipoli in un'abitazione di Racale sequestrarono merce contraffatta di ottima fattura. L'inchiesta, condotta con il sostituto procuratore del Tribunale di Lecce Angela Rotondano, si indirizzò su due centri di smistamento, uno a Sogliano Cavour, l'altro nel centro storico di Lecce, dove avvenne il ritrovamento più sorprendente.

Nei diversi vani dell'abitazione di un 46enne di Lecce, messa letteralmente sottosopra dai militari, vennero rinvenuti stoccati più di 2 mila 500 capi d'abbigliamento di note griffe come "Dolce & Gabbana", "Hogan" e "Nike". L'appartamento privato era stato allestito con ogni comfort per i clienti; orari d'apertura e chiusura garantivano l'accesso come in un normale negozio, un'avvenente commessa (33enne di San Cesario, denunciata anche lei) intratteneva la clientela maschile, e non mancavano persino il camerino per provare le taglie e addirittura i cataloghi. Questo nuovo ritrovamento di Gioia del Colle mostra quanto fitta sia la trama del "falso d'autore" che collega fra loro le località più disparate.


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