L'arresto del capo degli "Zingari" e quelle ombre eterne su Lecce-Lazio

Si è costituito dopo anni di latitanza Hristiyan Ilievski, ritenuto il capo del gruppo che ha fatto tremare il calcio italiano fin nelle sue fondamenta, in quanto ritenuto reclutatore di giocatori. Il suo nome è legato anche alla gara di fine stagione del 2011 al "Via del Mare", vinta 4-2 dai capitolini

Stefano Ferrario.

BERGAMO – Si è costituito dopo anni di latitanza Hristiyan Ilievski, ritenuto il capo degli “Zingari”, il gruppo che ha fatto tremare il calcio italiano fin nelle sue fondamenta. Nell’ambito di un’organizzazione più ampia sul calcio scommesse, nell’inchiesta “Last Best” avviata dalla Procura di Cremona e che s’è allargata a macchia d’olio, avrebbe avuto con altri un ruolo molto particolare: contattare e reclutare i calciatori.

All’arrivo, avvenuto questo pomeriggio presso l’aeroporto di Orio al Serio, è stato preso in consegna dalla polizia. Domani sarà davanti al gip Guido Salvini. Nascosto fino ad oggi in Macedonia, se iniziasse a parlare, potrebbe svelare molte cose. E forse aprire nuovi squarci.

Al di là dell’ampiezza della materia (un’inchiesta monumentale), quello che interessa nel Salento sono i possibili sviluppi che le sue parole potrebbero avere per il Lecce. Fra le tante gare sotto la lente degli inquirenti (indagini chiuse a febbraio, con 130 nomi nella lista), infatti, ce n’è una di cui si fa cenno ormai da anni: è Lecce-Lazio del 22 maggio 2011, che seguì l’ormai famigerata vittoria nel derby per cui i salentini hanno patito una retrocessione a tavolino a fronte di una salvezza sul campo, macchiata dall’autogol dello scandalo di Andrea Masiello e finita in processi sportivi e penali.

In sede di giustizia sportiva, quel Lecce-Lazio si era però chiuso con un nulla di fatto o quasi, non avendo ravvisato il procuratore Stefano Palazzi l’effettiva alterazione degli incontri. Il Lecce arrivò a quella gara interna ormai salvo matematicamente, mentre la Lazio, eventualmente vincendo e sperando di contare su una combinazione con altri risultati (poi non avvenuta), avrebbe potuto ambire a un posto in Champions League. 

Finì 2 a 4 (2 a 2 il primo tempo). Fra i giocatori interessati da quella vicenda, vi fu l’allora difensore giallorosso Stefano Ferrario. Ad agosto del 2013 ne uscì con sei mesi di stop dai campi per omessa denuncia, avendo ammesso di essere stato contattato da Alessandro Zamperini, l’ex calciatore fra i principali imputati di “Last Best”. Ammissione di un contatto, appunto, ma non che vi fosse stato un seguito.

Ferrario, dal canto suo, non giocò in quella gara, mentre fra gli altri nomini finiti nel tritacarne, vi furono quello del portiere Massimiliano Benassi, che al suo esordio in serie A fu espulso nell'azione che portò al terzo gol della Lazio, lasciando il posto ad Antonio Rosati. 

Il problema nacque dal fatto che sarebbe stata attestata – o, almeno, questo contestò la Procura cremonese - la presenza di Zamperini a Lecce il 21 maggio, cioè alla vigilia del match. I tabulati telefonici, inoltre, avrebbero dimostrato anche una telefonata tra Zamperini e Ferrario e poi, nell’ora precedente al fischio d’inizio, lo scambio di tre messaggi.

Fra gli altri nomi emersi e scottanti, quello di Stefano Mauri, allora capitano della Lazio, con cui il dialogo indiretto si sarebbe prolungato per dieci sms. E qui entra in gioco anche la figura di Ilievski, che in quei giorni sarebbe passato da Lecce, secondo i magistrati, con gli altri “Zingari”, Gabor Borgulya e Lazlo Schultz. Gli ultimi due in particolare potrebbero essere venuti nel Salento con una cospicua dote economica in cambio di un accordo per un risultato con almeno quattro gol in totale, secondo l’opzione dell’over 3,5.

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Di tutto questo, però, non ci sarebbe finora una prova materiale. Ferrario chiarì di aver ricevuto e rifiutato una proposta di Zamperini. La giustizia sportiva lo punì per non aver denunciato i fatti, ma non avendo in mano nulla di solido sotto altri aspetti, archiviò l’intera faccenda sotto il profilo certamente più grave della combine. Solo che quanto eventualmente dovesse uscire dalla bocca di Ilievski, potrebbe tracciare un solco diverso in sede penale. Tutto sempre da provare, ovviamente. 

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