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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca

La carabina è regolare, assolto anche in appello un uomo di Sanarica

Si è conclusa con un’assoluzione la complessa e intricata vicenda che vedeva come protagonisti due uomini e una donna di Sanarica, coinvolti in una storia di tradimenti, detenzione illegali di armi e minacce. I giudici hanno confermato l’assoluzione dell’imputato e la restituzione dell’arma, rigettando l'appello della Procura

LECCE – Si è conclusa con un’assoluzione la complessa e intricata vicenda che vedeva come protagonisti due uomini e una donna di Sanarica, coinvolti in una storia di tradimenti, detenzione illegali di armi e minacce. Ritenendo che avesse intrapreso una relazione con la moglie, un uomo aveva minacciato il presunto amante che, spaventato che il marito della donna potesse raggiungerlo armato, poiché appassionato di armi, e temendo per la sua incolumità, aveva chiamato i carabinieri. Intervenuti, i carabinieri di Muro Leccese, avevano sorpreso i due rivali nel corso di un’animata discussione. Nell’auto del marito i militari avevano trovato una pistola automatica calibro 8 priva di tappo rosso, e nell’abitazione due carabine, un’altra pistola calibro 6 con 11 cartucce. A dicembre del 2010 l’uomo era stato rinviato a giudizio per violazione della legge sulle armi e minaccia aggravata.

Il giudice Pasquale Sansonetti, aveva poi condannato l’uomo, ordinando la confisca di tutte le armi, eccetto la carabina ad aria compressa, mono colpo, calibro 4,5 millimetri, costruita in Germania, dotata di mirino di precisione, disponendo la restituzione all’imputato. Condannò, inoltre, l’imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile (mille euro) e al pagamento delle sue spese legali.

La Procura decise di proporre appello per l’assoluzione dell’imputato per la detenzione illegale della carabina, evidenziando che non è stato affatto “accertato che la carabina in argomento abbia ridotta capacità offensiva”.

Nel processo d’appello il legale dell’imputato, l’avvocato Sergio Santese, partendo dal presupposto che l’arma in questione non sviluppasse un’energia cinetica superiore a 7,5 Joule e appartenesse alla categoria degli strumenti non aventi capacità offensiva, ha chiesto e ottenne la parziale rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, mediante la nomina di un esperto balistico, il quale, depositando la sua relazione peritale, ha confutato la tesi dell’accusa. Più precisamente, l’esperto balistico ha riferito alla Corte che “sulla parte superiore del cilindro compressore dell’aria si leggono i dati relativi al costruttore ed il modello; si distinguono, inoltre, il punzone di conformità, previsto dalla legge in merito agli strumenti ad aria compressa a modesta capacità offensiva e l’indicazione che il valore massimo dell’energia cinetica trasferibile ai proiettili è inferiore a 7,5 joule”.

Una tesi che ha indotto lo stesso sostituto procuratore generale, Nicola D’Amato ,a chiedere l’assoluzione. La Corte, dopo l’arringa difensiva dell’avvocato Santese, ha confermato l’assoluzione dell’imputato con la formula piena “perché il fatto non sussiste” e la restituzione dell’arma al suo assistito, rigettando ogni richiesta risarcitoria della parte civile.

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