Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

La soddisfazione del comandante della penitenziaria: "Ringrazio i miei uomini"

A poche ore dall’arresto del latitante Fabio Perrone, il commissario Riccardo Secci, comandante della polizia penitenziaria di Lecce, è soddisfatto per il lavoro svolto dai suoi uomini. E’ già divenuta leggendaria la frase pronunciata al momento dell’arresto: “Triglietta sei fritto!”

L'agente ferito durante l'evasione.

LECCE – “Voglio ringraziare i miei uomini, oggi abbiamo chiuso una ferita aperta. E’ stata scritta una bella pagina dal punto di vista professionale”. A poche ore dall’arresto del latitante Fabio Perrone, il commissario Riccardo Secci, comandante della polizia penitenziaria di Lecce, non nasconde la propria soddisfazione. E’ già divenuta leggendaria la frase pronunciata al momento dell’arresto: “Triglietta sei fritto!”.

Celati dietro i modi gentili e lo sguardo fiero ci sono oltre due mesi di lavoro incessante in cui gli agenti di polizia penitenziaria hanno svolto una capillare attività investigativa con i colleghi della polizia e dei carabinieri, sotto il coordinamento del Nic (Nucleo investigativo centrale) e dell’autorità giudiziaria. Dal giorno dell’evasione la penitenziaria ha voluto essere in prima linea nella cattura del pericoloso latitante, con turni di lavoro H24, nonostante i carichi di lavoro e un organico ridotto. L'arrivo di Perrone nella casa circondariale di Borgo San Nicola è stato accolto da un lungo applauso di tutto il personale.

“La fuga – ha spiegato Secci – è stato un incidente di una gravità inaudita, ma abbiamo lavorato incessantemente per rimediare a quell’avvenimento. Non bisogna dimenticare che quel giorno un nostro agente è rimasto ferito e ha rischiato di esser ucciso, lanciandosi a mani nude contro un uomo armato, che non ha avuto esitazione nel fare fuoco”. Oggi quell'agente, che porta ancora sul corpo i segni di quella mattinata di sangue muovendosi con un bastone, ha voluto essere presente in questura con i suoi colleghi. Sulla spettacolare evasione dal “Fazzi” il comandante ha voluto precisare che non vi è stata alcuna sottovalutazione della figura di Perrone, che al momento del trasferimento in ospedale e quindi dell’evasione non era un detenuto classificato come ad “alta sicurezza”. Nei mesi trascorsi nel penitenziario leccese, infatti, aveva palesato un comportamento e una condotta regolare, senza creare mai alcun problema, socializzando poco con gli altri detenuti. La fuga era avvenuta in pochi istanti, il 42ernne si era lanciato sull’agente della polizia penitenziaria, aveva letteralmente strappato la fondina e ne era nata una violenta colluttazione in cui Perrone aveva poi sparato.

“Da allora - ha commentato Secci – abbiamo rivisto e rafforzato le procedure di traduzione e trasferimento dei detenuti, aumentando i criteri di sicurezza e analizzando ogni potenziale fattore di rischio. Non bisogna dimenticare che ogni detenuto è valutato da un pool di esperti”. Perrone sarà ora sottoposto al cosiddetto regime di sorveglianza particolare (articolo 14 bis), che prevede isolamento assoluto, sorveglianza continua in una cella priva di tv. Probabile in futuro il trasferimento in un’altra struttura penitenziaria.

E’ stata una brillante operazione per la quale esprimo vivo apprezzamento a nome di tutto il Sappe”, il commento di Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria. “E’ importante evidenziare che il personale della Polizia Penitenziaria ha operato in maniera esemplare. La cattura a Trepuzzi, paese d’origine, è stata condotta in maniera perfetta dal punto di vista operativo, con grande professionalità e nella massima discrezione e sicurezza. Rivolgo un convinto apprezzamento agli uomini del Nic e della polizia penitenziaria di Lecce che hanno partecipato attivamente alle indagini ed alla cattura del soggetto. Anche questa delicata operazione di servizio ci da l’opportunità di evidenziare le accresciute quotidiane capacità operative della polizia penitenziaria in materia di lotta e contrasto alla criminalità”.

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