Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca Melpignano

La Taranta a Melpignano al ritmo di centomila pizzicati

La dodicesima edizione della Notte della Taranta caratterizzata da esibizioni interessanti, qualche mugugno e la protesta filo palestinese: dall'anno prossimo, il festival è pronto a cambiar pelle

MELPIGNANO - Centomila luci e tamburelli, forse anche di più. Centomila anime morse e pervase dal ritmo primordiale di origini remote, scovate e ritrovate dietro le pieghe della notte più lunga di Melpignano, quella della taranta, giunta alla dodicesima edizione del suo festival. Di questo appuntamento si è detto e scritto di tutto, della sua crescita esponenziale, del suo modello da esportare e da riprendere, perché, in fondo, il percorso che ha prodotto è diventato un simbolo del Salento migliore, un po' come una medicina, che ha sanato la ritrosia di raccontare una storia periferica ed un passato, riemerso in tutto il calore dell'identità di un popolo.

Una festa di suoni e cultura, insomma, ogni tanto immolata sull'altare della querelle politica, ma che alla fine unisce tutti, perché, in fondo, è quello il suo scopo. Una notte magica, lunga, interminabile, dove l'aria trabocca di suoni, di odori, di vino, dove persino il sudore dei corpi assume un ruolo scenico nel grande quadro e nella tela, tessuta dal ragno scatenante.

Una notte sinuosa, che pesca nei vissuti e li trasporta nell'unica danza collettiva, morbida ed eccentrica, mischiando culture differenti e mondi che sembravano lontani in una miscela incapace di non contagiare con il suo virus, che inebria come l'incontro di labbra, che si incastrano.

Nei discorsi della vigilia, si è a lungo evidenziato che questa doveva essere un'edizione transitoria, quasi di riflessione su un evento, che ha raggiunto una consacrazione indubbia, ma che necessita di ripensarsi e di allargare i suoi orizzonti. I più affezionati alle tradizioni popolari forse storceranno il naso dinanzi a questa ipotesi, già convinti che la commercializzazione della taranta sia già un fatto negativo. Ma si sa, quando un evento valica i confini di un territorio, le esigenze cambiano ed il complesso laboratorio artistico culturale della taranta sembra destinato a cambiar pelle.

In piazza si balla al ritmo della pizzica, attorno al megapalco, che ospita il concertone, punto di chiusura del lungo festival di 13 concerti di musica tradizionale, passato per tutta l'area ellenofona del Salento. Una lunga anteprima, partita già dalle 19, con la proiezione del documentario di Paolo Pisanelli "Musikì", con gli Iubal, vincitori del concorso "La taranta nella rete", degli Alla Bua e di "Girodibanda", il progetto di Cesare Dell'Anna con Enzo Petrachi, che manda in delirio la piazza, cosparsa di salentinità, ma ospitante mille idiomi diversi, accolti ad un'unica mensa musicale.

Poi arriva Uccio Aloisi, la storia in persona della musica popolare, e la sensazione è che venga giù tutta Melpignano, dietro al suo spirito, carico di vitalità e di un'energia senza tempo. Dopo di lui, è il turno delle Sorelle Gaballo di Nardò. Quando parte il concertone, la festa è già partita ed è solo il passaggio completo dentro il viaggio e il rito iniziatico, che si perpetua annualmente.

Sul palco si alternano artisti del calibro di Mimmo Epifani, Arnaldo Vacca, le voci della notte della Taranta, da Antonio Amato ad Alessandra Caiulo, da Antonio Castrignanò a Emanuela Gabrieli, da Ninfa Giannuzzi a Stella Grande, da Emanuele Licci a Stefania Marciano, da Enza Pagliata ad Alessandra Potì, da Claudio Prima ad Alessia Tondo. Ma i veri protagonisti sono gli uomini e le donne dell'Orchestra del Festival, diretta dal maestro concertatore, Mauro Pagani, che non ha resistito alla tentazione di tornare sul luogo del delitto, coadiuvato da Mario Arcari.

Poi iniziano ad arrivare gli ospiti dell'edizione. Il primo nome che sfila è Eugenio Finardi, contaminato, nonostante la sua anima blues, dai ritmi della taranta e già protagonista di un precedente, con una partecipazione il mese scorso ad un concerto dell'Ensemble con Stewart Copeland a Lugano. Finardi canta "L'acqua te la funtana" e si professa "fiero di esserci" alla festa dei tarantolati. Dopo di lui, è il turno di Simone Cristicchi, che si esibisce con il coro dei minatori di Santa Fiora, con una scelta che unisce la musica popolare con un'attenzione sociale (i canti dei minatori erano forme per esorcizzare la paura della morte in miniera), che ben si sposa con la cultura del genere e che rimanda all'attualità di temi sempre caldi: del resto, sul suo avvicinamento alla musica popolare c'è l'impronta di Ambrogio Sparagna, maestro concertatore nel triennio precedente a quello guidato da Piovani, rimpianto da qualche nostalgico. L'esibizione di Cristicchi piace al pubblico salentino. Intanto tra un ospite ed un altro, l'Orchestra esegue in ordine qualche brano dei 28 complessivi previsti. C'è Alessandra Amoroso, la star di "Amici", che nonostante le sue origini salentine, qualcuno ha contestato, ritenendo la sua partecipazione fuori luogo, rispetto alla gavetta di molti artisti, che hanno calcato quel palco e fatto maturare l'evento. Lei arriva da Molfetta, dopo un altro concerto, e regala con le sue indiscutibili doti vocali una buona performance, cantando "Ferma Zitella".

Sul palco arrivano anche gli ospiti internazionali: dalla voce soul inglese Z-Star, che rianima la piazza e si concede ad un"taruanta! Taruanta!", che diverte e coinvolge, c'è l'africana Angelique Kidjo, che regala la performance forse più interessante della serata, puntando lo sguardo sul fascino dell'uguaglianza tra i popoli. Le buone intenzioni, però, si smarriscono per qualche minuto, quando l'incantevole voce dell'israeliana Noa e quella della palestinese Mira Award si uniscono per un duetto, che va ben oltre il solo significato musicale, come incontro artistico, che prelude ad un'idea di dialogo e di pace. Ma un gruppo di persone vicine alle ragioni del popolo palestinese non sembra cogliere il messaggio ed espone uno striscione, rimarcando che "Israele è assassino".

Altri due momenti sono particolarmente interessanti: una fusione di un brano popolare con un testo scritto da Pagani con De Andrè "Monti di Mola" e l'esecuzione in coppia con Z-Star della canzone "Domani", dedicata alle vittime del terremoto de L'Aquila. Il pubblico si divide tra chi sembra gradire lo spettacolo e chi inizia a muovere qualche critica alla gestione del concerto: qualche mugugno sulla preparazione imposta agli ospiti dei brani salentini, secondo alcuni osservatori, poco curata; qualche rimpianto, come evidenziato, nei confronti di Sparagna e voglia di maggior ritmo. La taranta è anche questo. Una lunga notte, dove si trova anche qui rimpiange le "cipolle d'Egitto". Una notte che comunque non si esaurisce con l'ultimo colpo dei tamburelli della grande Orchestra, ma che si riversa nelle strade di Melpignano, con le ronde spontanee dei tarantolati, pronti a portare avanti quello che in molti ritengono "la vera tradizione della taranta". Ma questa è un'altra storia.

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