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Cronaca Zollino

Perseguitata via social con nomi falsi, definitiva la condanna per il “fantasma”

Ricorso inammissibile, sentenza definitiva in Cassazione per un 54enne di San Cesario di Lecce. Aveva preso di mira una ex collega di lavoro, inviando frasi inquietanti e immagini oscene

LECCE – Ricorso dichiarato inammissibile, la sentenza è ora definitiva. Con il provvedimento dei giudici della settima sezione della Cassazione, che prevede il pagamento delle spese processuali a carico del ricorrente, si chiude la lunga battaglia intrapresa da Viviana Muscara, 41enne di Zollino, la cui storia era finita nel 2017 anche su Storie italiane, programma di RaiUno. La stessa vittima aveva voluto raccontarla in prima persona, davanti alle telecamere, “mettendoci la faccia” rispetto a chi l’aveva perseguitata via social con nomi di fantasia, dichiarandosi “fantasma” e portandola a un costante stato d’ansia, visto che dimostrava di conoscere luoghi frequentati e abitudini della donna. Viviana aveva, dunque, la sensazione di essere pedinata e spiata di continuo.

Confermata, dunque, la pena già inflitta in primo grado e ribadita in appello (sei mesi con pena sospesa, provvisionale di 10mila euro e il risarcimento del danno in sede civile) a carico di Alessandro Perrone, 54enne di San Cesario di Lecce, ex collega di lavoro della donna.

La donna, ormai stanca, aveva denunciato tutto alla polizia postale, facendo partire così un’indagine. Davanti agli investigatori aveva raccontato di persecuzioni protrattesi per una decina di mesi, dal luglio del 2015 al maggio del 2016, da parte di un soggetto che modificava di continuo nickname e di molestie consistite persino nell’invio di immagini sessuali esplicite o in inquietanti frasi, del tipo: “sono un fantasma che ti guarda”.

Viviana, che nella vicenda era difesa dall’avvocato Amilcare Tana, oggi torna a parlare e la butta, un po’ ironicamente, sul calcistico: “Vittima di stalking, ho vinto 3 a 0”. In realtà, di scherzare ha poca voglia. “Ho sempre combattuto coraggiosamente superando gli ostacoli sul campo a testa alta e con la schiena dritta”, spiega. E, soprattutto, come già fatto in passato, esorta tutte le donne a non arrendersi, a denunciare e a combattere. Mentre alla politica chiede leggi più adeguate, iter giudiziari celeri ed efficaci, certezza della pena. Il tutto, in uno scritto di suo pugno, una lettera che pubblichiamo qui integralmente.

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