Agguato a colpi di pistola nell'area di servizio, indagini chiuse: due le piste

Notificati gli avvisi nell'ambito dell'inchiesta sui presunti autori della gambizzazione di Davide Vadacca. Dopo quell'episodio, dentro Lecce vi fu una sequenza di altri episodi, tutti forse da inserire nel contesto. Sullo sfondo, una storia di donne o di droga

LECCE – Sono due gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati nell’ambito dell’inchiesta sui presunti autori della gambizzazione di Davide Vadacca, il 30enne leccese raggiunto da numerosi colpi di pistola nel piazzale della stazione di servizio Esso, all'imbocco della statale Lecce-Brindisi. Vadacca è considerato dagli investigatori il successore del boss Roberto Nisi, arrestato nel corso dell'operazione “Cinemastore”.

Si tratta di due leccesi, Simone Francesco Corrado di 31 anni e Alessandro Sariconi 34enne, arrestati in un blitz congiunto dei carabinieri e degli uomini della squadra mobile della questura di Lecce, ha portato all’arresto, avvenuto il 22 novembre scorso. Nei loro confronti gli investigatori eseguirono due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip Cinzia Vergine su richiesta dei sostituti procuratori della Repubblica di Lecce Giuseppe Capoccia e Guglielmo Cataldi. Simone Corrado (già coinvolto e poi assolto nell'operazione “Augusta”) finirono in carcere con l'accusa di lesioni gravi, per il ferimento di Vadacca, raggiunto alla gamba sinistra da quattro colpi di pistola calibro 22. Corrado fu poi scarcerato su disposizione del Tribunale del riesame, che ha accolse il ricorso e condivise la tesi difensiva dei suoi legali, gli avvocati Francesco Vergine e Francesco De Iaco.

La sera dell’agguato Vadacca aveva raggiunto la stazione di servizio in compagnia di Alessio Bellanova, poi fuggito. Si tratta della persona che si è accollata la proprietà dei 34 chili di marijuana trovati a San Cataldo nell’auto di Luca Dattis, arrestato dalla guardia di finanza. Ad incastrare i due presunti autori del ferimento sono state alcune testimonianze e le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza, dalle quali gli investigatori hanno estrapolato elementi che, alla fine, hanno finito per stringere il cerchio attorno ai due leccesi.

Sariconi-2-2-3Ad impugnare la pistola, una calibro 22, sarebbe stato per sua stessa ammissione Sariconi. I due raccontarono, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, che il ferimento di Vadacca sarebbe maturato nell’ambito di alcuni screzi legati a questioni di carattere sentimentale. Una storia di donne dunque, e non di sostanze stupefacenti. Una tesi che, però, non ha convinto gli inquirenti. 

La sparatoria che ha portato al ferimento del 30enne leccese, già condannato nel 2011 ad un anno di reclusione nell'ambito dell'operazione “Little Devil”, per la Procura sarebbe maturato nel contesto del traffico di sostanze stupefacenti. Il procuratore della Repubblica Cataldo Motta ha inserito il fatto la vicenda nel contesto di una “guerra tra clan”, scoppiata proprio dopo la gambizzazione di Vadacca che, interrogato dagli investigatori, avrebbe tentato di depistare le indagini fornendo una versione dei fatti completamente diversa.

corrado-2(1)-3Da quel giorno, infatti, si sono verificati una serie di attentati tra i due gruppi: il 5 novembre fu dato alle fiamme un chiosco di frutta e verdura in via Monteroni, di cui è dipendente Alessandro Sariconi.Questi, già ristretto ai domiciliari, godeva di un permesso speciale per recarsi al lavoro.

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L'11 novembre, invece, ignoti esplosero alcuni colpi di pistola contro l'abitazione di Vadacca. Il giorno successivo sei colpi di pistola furono indirizzati contro la saracinesca della palestra “Salento Fitness”, di proprietà di Alfredo Corrado, padre di Simone, che già in passato aveva preso le distanze dal figlio. Un botta e risposta che ha creato un certo allarme sociale nella popolazione, spaventata dal fatto che a Lecce “si fosse tornato a sparare”. 

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