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Minacce per strada, il sindaco formalizza la denuncia in questura

Carlo Salvemini ha esposto i fatti e ora si aprirà un'indagine. E' stato fatto il nome dell'uomo che lo avrebbe affrontato sabato sera urlandogli "mo' te 'cciu" e subito bloccato dall'assessore Paolo Foresio e da un cittadino

LECCE – “Pezzo di m…”. E, ancora: “Mo’ te cciu” (ora ti uccido, per i non salentini, Ndr). Sono alcune delle frasi più pesanti rivolte sabato sera al sindaco di Lecce, Carlo Salvemini. Non solo. Vi sarebbe stato anche un tentativo d’aggressione vero e proprio, subito bloccato dall’intervento dell’assessore alle Attività produttive, Paolo Foresio, e da un cittadino che era  nelle vicinanze.

E’ soprattutto il “mo’ te cciu”, l’esplicita minaccia di morte seguita dal balzo in avanti per colpire il primo cittadino, ad avere un peso nella vicenda. Vicenda che, quasi certamente, avrà un seguito giudiziario. Salvemini, infatti, che ha nominato come suo difensore l’avvocato Francesco Calabro, ha presentato oggi formalmente una denuncia in questura, riservando di costituirsi parte civile nell'eventuale processo.

Tensioni con un esercizio commerciale

Il sindaco, nella dettagliata esposizione, con cui si ricostruiscono tutte le fasi della storia, ha anche fatto il nome di chi l’avrebbe attaccato con tanta foga. Alcuni suoi parenti gestiscono un chiosco al quale l’amministrazione attuale, per una serie di ragioni, non vuole assecondare la pretesa di occupare il luogo in cui fino a oggi ha esercitato. Con la necessità, quindi, di trovare una sistemazione idonea. Invito sempre respinto dagli interessati. Insomma, le tensioni accumulate nel tempo potrebbero essere all’origine di un “colpo di testa” dell’uomo che, al momento, non è ancora iscritto nel registro degli indagati.    

L’increscioso episodio è avvenuto intorno alle 21 di sabato 30 giugno, in piazza Libertini. Il sindaco era in compagnia di moglie e figlio alla manifestazione sportiva “Mi Games” e si trovava, in quel momento, tra due dei tre campetti allestiti. Era fermo a parlare con l’assessore Foresio, quando il soggetto si sarebbe avvicinato a passo svelto, con dito puntato contro e lanciando già i primi epiteti. Il sindaco deve essere stato colto di sorpresa, tuttavia ha atteso che arrivasse, soprattutto per rendersi disponibile a un dialogo e capire quale potesse essere il problema.

Bloccato dall'intervento dell'assessore

Nulla da fare. L’uomo si sarebbe scagliato contro con frasi sempre più offensive e minacce, salvo essere bloccato dallo stesso Foresio, che lo avrebbe afferrato per le braccia, e un altro cittadino che non è stato però identificato, nella concitazione del momento. Anche perché Salvemini, a quel punto, è stato costretto ad allontanarsi proprio per evitare di essere colpito. Decidendo, poco dopo, di lasciare piazza Libertini con la famiglia. Moglie  e figli erano molto scossi e preoccupati per quanto avvenuto.

Salvemini ha appreso in un secondo momento l’identità dell’uomo, probabilmente anche perché, in merito alla vicenda riguardante il chiosco, referente nella “disputa” è sempre stata la sorella, titolare della licenza per il commercio ambulante.

Intanto, questa mattina il presidente dell’Anci di Puglia, Domenico Vitto, anche a nome dei sindaci e degli amministratori locali pugliesi, ha voluto esprimere vicinanza e solidarietà a Carlo Salvemini, “oggetto di pesanti minacce per strada”. Ora, sulla base della denuncia presentata, la polizia avvierà le indagini.

La solidarietà dell'arcivescovo Seccia

Fuori sede per trascorrere alcuni giorni di fraternità con i sacerdoti più giovani della diocesi, l’arcivescovo Michele Seccia fa giungere al sindaco il suo messaggio di solidarietà.  “Chi opera al servizio del bene comune - sostiene Seccia - spesso è costretto a prendere decisioni non condivise da tutti e a fare scelte anche impopolari. Governare è compito molto delicato e, accontentare le esigenze di tutti, non è sempre possibile. Il servizio alla collettività spesso espone a rischi e pericoli le persone che, come Carlo Salvemini, vivono l’impegno politico e amministrativo con passione e grande senso di responsabilità”.

“Ribadendo il rifiuto e la condanna - conclude l’arcivescovo - verso ogni forma di violenza, sia essa verbale o fisica, assicuro la preghiera ed esprimo il mio personale incoraggiamento ma, anche la vicinanza e la solidarietà della Chiesa di Lecce, al sindaco Salvemini e alla sua famiglia, auspicando che tali gravi gesti non abbiano più a ripetersi e certo che non le minacce ma il confronto democratico nelle forme e nei modi più corretti e opportuni, sia l’unica maniera per affrontare e risolvere i problemi della città”.

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