Omicidio Zuccaro, ascoltati in Procura moglie e suocera del killer Arseni

Questa mattina un lungo faccia a faccia in cui il pubblico ministero Roberta Licci ha cercato eventuali riscontri o ulteriori lacune alla pista passionale dell'omicidio, sollevata dallo stesso autore del delitto del bodyguard di San Cesario

ECCE – Sono proseguiti fino al primo pomeriggio, nell’ufficio al terzo piano degli uffici giudiziari leccesi, gli ascolti della moglie e della suocera di Lorenzo Arseni, il presunto killer di Gianfranco Zuccaro, il 37enne assassinato la mattina del 7 luglio nel centro di San Cesario di Lecce. Un lungo faccia a faccia quello avvenuto questa mattina, in cui il pubblico ministero Roberta Licci ha cercato eventuali riscontri o ulteriori  lacune alla pista passionale dell’omicidio, sollevata dallo stesso Arseni.

Il presunto assassino, infatti, arrestato due settimane fa dopo circa un mese di latitanza, ha ricostruito, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, eventi e circostanze che hanno portato alla morte di Zuccaro. Arseni, assistito dagli avvocati Massimiliano Petrachi e Ladislao Massari, ha spiegato agli inquirenti di aver agito d’istinto, sparando non per uccidere ma per ferire il suo antagonista. Alla base del tragico fatto di sangue vi sarebbe stata la gelosia. La sera prima dell’omicidio, infatti, il 47enne di San Cesario avrebbe saputo dalla moglie che Zuccaro in più occasioni l’aveva infastidita, rivolgendole avance e apprezzamenti. In alcune occasioni, sempre in assenza del marito, il 37enne di professione bodyguard si sarebbe recato presso l’abitazione della coppia.

La domenica mattina del 7 luglio, Arseni avrebbe quindi deciso di incontrare il suo rivale nel bar abitualmente frequentato dallo stesso. Conoscendo la fama del 37enne, un uomo prestante fisicamente e considerato violento, avrebbe deciso di portare con sé una pistola. La conversazione tra i due sarebbe poi proseguita all’esterno dell’attività commerciale: Zuccaro avrebbe inizialmente negato ogni contatto con la compagna dell’arrestato.

Immagine_10-2Poi, però, mentre i due si stavano separando, il bodyguard (sempre secondo quanto raccontato da Arseni) avrebbe rivolto pesanti apprezzamenti nei confronti della moglie, schernendo il suo interlocutore. L’uomo, accecato dalla gelosia, avrebbe estratto la pistola dal marsupio, sparando una serie di colpi “alla cieca” (senza ricordare quanti). Zuccaro, colpito più volte, sarebbe deceduto in pochi istanti, dopo essersi trascinato per alcuni metri per le ferite causate da tre colpi di pistola calibro 7.65, che gli hanno trapassato il fegato ed un polmone.

Alla base dell’omicidio dunque, secondo la versione fornita dal presunto assassino, non vi sarebbe alcun mandante e nessuna modalità mafiosa, ma una folle e accecante gelosia, generata dall’arroganza con cui il bodyguard, non solo avrebbe ripetutamente molestato la moglie del killer per mesi, ma lo avrebbe anche offeso di fronte alle sue richieste di chiarimento. Una tesi che sin da subito, comunque, non ha convinto gli inquirenti, che stanno ora vagliando attentamente le dichiarazioni di Arseni, attraverso riscontri e accertamenti tecnici.

gianfranco_zuccaro-2-2-2Dichiarazioni che hanno portato gli inquirenti a convocare in Procura moglie e suocera del killer di San Cesario, cercando riscontri a quanto dichiarato dall’arrestato e sondare la veridicità delle presunte avance e proposte fatte dalla vittima alla consorte del 47enne.

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La latitanza di Lorenzo Arseni era avvenuta a Lendinuso, marina di Torchiarolo, nel brindisino, al confine con il territorio leccese. A distanza di oltre un mese dall’omicidio, ripreso integralmente da una videocamera installata nei pressi della pasticceria “Natale”, gli investigatori hanno scorto la moglie, risalendo al nascondiglio prescelto da Arseni. La donna se ne stava sotto a uno degli ombrelloni della spiaggia adriatica, assieme al figlio di sei anni. Pedinata fino all’abitazione – una villetta del luogo, messa a disposizione da complici e presa in affitto da terzi – i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, coordinati dal capitano Biagio Marro, hanno stanato il fuggiasco.

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