Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca Centro / Viale XXV Luglio

Addetti alle pulizie “vittime” del decreto del fare. Tagli al servizio, la protesta dei mille

Le mansioni di pulizia negli istituti scolastici potrebbero subire un ridimensionamento del 40 per cento. I sindacati sollecitano il pressing sul governo Letta: "Inaccettabile colpire un settore fondamentale anche per gli studenti"

LECCE- Nella sola provincia di Lecce sono quasi mille. E, per effetto dei tagli predisposti dall’articolo 5 del decreto  governativo “del fare”, potrebbero subire una consistente decurtazione di stipendio: conseguenza di un taglio del servizio di pulizia che svolgono presso gli istituti scolastici.

Ogni anno, per un motivo o per un altro, questa categoria di lavoratori si ritrova alle prese con l’emergenza delle sforbiciate che, esecutivo dopo esecutivo, non ha mai risparmiato il settore. Rinnovando, per gli addetti ai lavori, lo spauracchio dei licenziamenti.

Nel 2011 la situazione è stata tamponata mediante un accordo stipulato tra le aziende appaltate (consociate in quattro grandi consorzi nazionali) e i ministeri competenti. La cronica carenze di risorse ha fatto si che la somma destinata all’appalto (390 milioni di euro) venisse spalmata sull’arco temporale di 9 mesi, anziché dodici. Il periodo di chiusura delle scuole (da giugno a settembre) coperto, quindi, mediante gli assegni della cassa integrazione in deroga.

Ora che il fondo del barile degli ammortizzatori sociali è stato raschiato, senza garanzie di copertura economica dal prossimo mese in poi, gli ex Lsu rischiano una sospensione dal servizio. Uno stop. Stabilito in virtù della sforbiciata di soldi che Roma sta valutando di destinare a tutti i servizi svolti nei plessi scolastici: meno 25 milioni nel 2013/2014, meno 49 milioni dal 2014 in poi.

Secondo i calcoli dei sindacati Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl, il taglio ammonterebbe al 40 per cento del servizio, con un alleggerimento in busta paga di circa 300 euro mensili.

Un vero “disastro” per centinaia di famiglie salentine già alle prese con i bassifondi della crisi economica. E che oggi si sono date appuntamento nei pressi della prefettura di Lecce per sfogare il disagio: “Non ci occupiamo solo di pulizie ma di ogni mansione necessaria a dare alle scuole un volto dignitoso”.

La rivendicazione non esclude i rischi per il livello di qualità offerto, d’ora in poi, agli studenti di ogni ordine e grado: “Se le scuole sono aperte e pulite, senza rischi per i ragazzi, è anche merito nostro. Non si può ridurre un servizio essenziale”.

La manifestazione organizzata oggi dai tre sindacati di categoria ha anticipato la grande mobilitazione che si terrà l’8 luglio nella Capitale, proprio sotto la sede del Miur. L’obiettivo è chiaro: operare una pressione politica, coinvolgendo la deputazione salentina, per ottenere la cassazione dell’articolo 5. Schierando un fronte d’opposizione alla linea seguita dal governo Letta, considerato che la discussione sul decreto è un cantiere aperto.

Per il momento, l’unico deputato che ha risposto all’appello è stato il consigliere regionale di Sel, Antonio Galati. “Assurdo immaginare economie sulla pelle di mille salentini, quando basterebbe l’affitto di un solo palazzo romano per reperire la stessa cifra - ha commentato il politico a margine del sit – in -. L’unico modo di riparare a tanta distrazione da parte dei molti illustri parlamentari e esponenti del governo Letta-Alfano, compresi quelli eletti in Puglia, è quello di intraprendere una corsa contro il tempo e correggere il decreto del fare prima della sua conversione in legge”. 

“La vicinanza ai lavoratori, specie quelli più deboli, arrivati oltre la soglia dei 50 anni con uno stipendio che è difficile considerare decoroso, va dimostrata nei fatti – ha concluso - : e i fatti, per i parlamentari, sono i provvedimenti di legge”.

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