"Non è stato lui a rapinarmi". Colpo di scena in aula, assolto un 39enne

Andrea Perulli, di Lecce, ha fatto sei mesi di arresti. Il legale pronto a richiedere un risarcimento per ingiusta detenzione

LECCE – “Non è stato lui a rapinarmi”. Colpo di scena oggi in aula, a Lecce, nel processo in cui imputato era un giovane di 39 anni, Andrea Perulli, arrestato nel novembre scorso, su ordinanza di custodia cautelare emesso dal gip Cinzia Vergine. Per sei, lunghi mesi, Perulli, leccese, è stato così costretto a rimanere ai domiciliari.

Oggi, però, la persona offesa, un 77enne – che non si è costituito parte civile – davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Pietro Baffa, ha negato la circostanza che nel settembre del 2019, quando si consumò il fatto, fosse stato lui a strattonarlo, addirittura trascinandolo per diversi metri, per poi impossessarsi del suo denaro. E, davanti a una simile ammissione, non c’era che allora che una sola sentenza da emettere: assolto per non aver commesso il fatto. Ora, l’avvocato del giovane, Vincenzo Matranga, annuncia la presentazione di una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione alla Corte d’appello di Lecce.

La rapina risale al 12 settembre scorso. Stando alla denuncia presentata dall’uomo, quel giorno, si trovava alla fermata dell’autobus, in via papa Giovanni II, nei pressi del centro commerciale “Centrum”, a Lecce. Era appena sceso dal mezzo. Aveva spiegato che un malvivente si sarebbe avvicinato, aggredendolo alle spalle e trascinandolo con sé per qualche metro, per poi sottrargli 50 euro e l’abbonamento mensile per i mezzi pubblici conservato nel taschino della camicia. Spintonato ulteriormente, fino a cadere per terra, l’autore della rapina si sarebbe poi allontanato in fretta.

Non solo. Il 77enne aveva riferito ulteriori dettagli, fornendo anche una descrizione fisica talmente precisa da rendere possibile l’identificazione in Perulli. Sì, perché l’uomo aveva aggiunto davanti agli investigatori di essere stato già derubato in circostanze analoghe altre tre volte e che solo in occasione della prima, avvenuta il 24 settembre del 2018, aveva sporto denuncia. Insomma, sembrava un caso, come da descrizione, destinato a instradarsi verso una condanna più o meno scontata. E invece, davanti alla constatazione delle parole proferite dall’uomo in aula, si è arrivati a un’assoluzione piena.

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