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Il momento del lancio di fumogeni contro la polizia locale. Sotto, l'assalto ai reparti mobili.

Il momento del lancio di fumogeni contro la polizia locale. Sotto, l'assalto ai reparti mobili.

Scontri e lanci di fumogeni durante il corteo, ci sono i primi sette denunciati

La Digos ha concluso una prima parte delle indagini sui disordini di lunedì 26 ottobre. Diversi sono soggetti appartenenti alle tifoserie locali e della provincia. Il corteo era nato pacifico

LECCE – Per ora sono sette, ma potrebbero salire di numero, perché le indagini, in mano alla Digos di Lecce, non sono ancora terminate. Sono i soggetti denunciati per aver turbato la manifestazione svoltasi il 26 ottobre scorso nel centro di Lecce con episodi di violenza. Una manifestazione nata pacifica, per volontà di diversi commercianti salentini, per quanto non espressamente autorizzata, ma che ha assunto all’improvviso una piega pericolosa quando si è infiltrato un composito gruppo di facinorosi.

Secondo quanto riscontrato dagli investigatori della polizia, si tratta di giovani tra i 26 e i 40 anni, quasi tutti legati al mondo della tifoseria locale e della provincia (Lecce e Gallipoli in particolare). Le accuse nei loro confronti, a vario titolo, sono di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ma anche accensioni pericolose, getto pericoloso di cose, favoreggiamento e oltraggio a corpo politico, amministrativo o giudiziario.

Quella di lunedì 26 ottobre è stata la prima di una serie di manifestazioni che, in questi giorni, si sono moltiplicate, anche sulla scorta del provvedimento assunto dalla Regione successivamente al Dpcm, quello di chiudere le scuole pugliesi. Tutte, finora, svoltesi in un clima normale. Quel giorno, però, la protesta, nata in maniera virale facendo affidamento sui social media, per contestare le dolorose misure assunte dal governo centrale per tentare di frenare l’avanzata del Covid-19 che colpiscono in maniera dura i commercianti, si è svolta inizialmente in maniera pacifica, in forma statica – come previsto dalle disposizioni attuali –, con l’esibizione di cartelli e qualche slogan.

Ma quando i circa 500 che avevano riempito piazza Sant’Oronzo (tanti ne sono stati calcolati dalla Questura) hanno improvvisato un corteo diretto a piazza Mazzini, secondo quanto riscontrato dagli investigatori, un gruppo di una cinquantina di giovani, tutti con felpe scure dotati di cappucci e mascherine, che oltre a proteggere dall’epidemia possono tornare molto utili a celare - almeno in parte - l’identità, si è infiltrato tra i manifestanti, sono nati i primi scontri.

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Ovvero, è accaduto questo. La manifestazione, giunta in piazza Mazzini, al termine di alcuni interventi da parte dei commercianti, è stata dichiarata da loro stessi conclusa. I partecipanti, sono così tornati alla spicciolata in piazza Sant’Oronzo, dove, però, si sono ricompattati e, dopo essersi confrontati fra loro, hanno dato vita a un nuovo corteo diretto su via Salvatore Trinchese. Ed è stato in quel momento che alcuni soggetti hanno forzato lo schieramento dei reparti mobili delle forze dell’ordine.

Oltrepassati gli uomini in divisa, sono partiti anche gesti e frasi oltraggiose e sono stati accesi e lanciati fumogeni. Un paio di questi, fra l’altro, all’altezza di via Felice Cavallotti, sono stati gettati in direzione della pattuglia della polizia locale che stava fermando il traffico e che è stata costretta a una brusca retromarcia. Il giovane, bloccato dagli agenti avrebbe opposto anche resistenza al controllo e, aiutato da altri soggetti, è riuscito a dileguarsi tra la folla.

Gli investigatori della Digos sono giunti all’identificazione delle sette persone dopo una serrata attività d’indagine e un’accurata analisi delle immagini registrate dagli operatori della polizia scientifica. Ma, come detto, gli accertamenti proseguono, in attesa dei riscontri per l’identificazione di altri soggetti. Nei filmati, infatti, apparirebbero far parte del gruppo di facinorosi.  

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