Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca Centro / Viale Michele de Pietro

Tortura, carceri, droghe. Tre misure per riequilibrare la giustizia italiana

Gazebo davanti al Tribunale di Lecce per sostenere tre proposte di legge che mirano a ridurre il sovraffollamento delle carceri, migliorare le condizioni di detenzione, unitamente all'introduzione del reato penale della "tortura"

LECCE - Tre leggi per riequilibrare i pesi della giustizia italiana, con un intervento mirato al sistema penitenziario. Tortura, carcere, droghe sono i temi cruciali su cui si articolano le tre proposte normative, su iniziativa popolare, già depositate in Cassazione.  Una sfilza di associazioni di volontariato, forum e comitati (Antigone onlus, Arci, Associazione Bfake, la Camera penale di Lecce, Cgil, Comunità Speranza, per citarne solo alcune) sono già attive sul fronte della sensibilizzazione delle comunità rispetto tanto enorme quanto, per molto tempo, "invisibile".

Quello delle condizioni di detenzione nelle carceri del Bel Paese, in cui il sovraffollamento determina un livello di vivibilità paragonabile "ad una condizione di tortura", spiega la responsabile dell'associazione "Antigone" di Lecce, Maria Pia Scarciglia. Un solo esempio tra tutti, in grado di rendere l'idea: la distanza tra l'ultima branda in una pila di letti a castello ed il soffitto, è di appena 30 centimetri. La ristrettezza degli spazi, così come le condizioni alimentari ed igieniche, sono ormai questioni di dominio pubblico: drammi umani portati alla luce da quei volontari, laici e religiosi, intenzionati ad abbattere il muro di gomma che avvolge le celle italiane.

Ma non chiamateli buonisti, perché "non facciamo sconti a nessuno", precisa la responsabile di "Comunità speranza", Maria Teresa Calvelli. Il senso del discorso è un altro: "La pena non ha una funzione puramente coercitiva, ma rieducativa e quindi finalizzata al reinserimento sociale. Senza un tessuto sociale in grado di riaccogliere il detenuto, ogni percorso formativo si spreca".

La battaglia a suon di firme è, quindi, appena cominciata. Questa mattina, di fronte al Tribunale del capoluogo leccese, come nel resto delle principali città italiane, è stato possibile sostenere la causa recandosi negli appositi gazebo. Moltissime le adesioni alla campagna, che pescano in un'area politica tipicamente di sinistra (come confermato dalla presenza al banchetto del consigliere provinciale Alfonso Rampino e del consigliere comunale Carlo Salvemini).

Nel dettaglio, la prima legge riguarda l'introduzione del reato di tortura come elemento qualificante di "un sistema politico che si possa definire realmente democratico". La mancanza di questa fattispecie criminosa, all'interno del codice penale, avrebbe reso monchi interi processi, (il caso più eclatante, segnalato dalla Scarciglia, è quello del G8 di Genova). E tutto questo, nonostante, vi sia un obbligo internazionale, mutuato dalla Convenzione delle Nazioni Unite, mai recepito.

La seconda proposta mira alla modifica del testo unico sulle sostanze stupefacenti, "superando il paradigma punitivo della legge Fini-Giovanardi che punisce come un reato il possesso, anche ad uso personale, delle cosidette droghe leggere". Antonella Cazzato, segretaria confederale Cgil Lecce, punta il dito contro la detenzione che non solo punisce un reato  "minore", ma viene preferita "a percorsi di riabilitazione e cura più idonei ad una condizione di tossicodipendenza".

antigone foto video 006-3Se è vero che il 35 percento della popolazione carceraria è composta da chi convive con questa problematica (compresi i cosiddetti spacciatori occasionali), la soluzione sarebbe " a monte". Ovvero, a detta dei sostenitori della campagna, attraverso una depenalizzazione dei consumi che riservi le misure punitive ai trafficanti di sostanze stupefacenti, ripristinando la consueta distinzione tra droghe pesanti e leggere (con un occhio di riguardo per l'uso terapeutico della cannabis) e restituendo centralità ai servizi pubblici per la riabilitazione dalla dipendenza.

La terza legge tocca il nervo scoperto della legalità e del rispetto dei diritti umani all'interno degli istituti penitenziari. "La detenzione dovrebbe diventare l'ultima possibilità a fronte di un potenziamento dei percorsi alternativi, sostenuti dagli Uepe, gli uffici locali per l'esecuzione penale esterna", sottolinea la sindacalista Cgil. La proposta di legge propone modifiche alla legge Cirielli sulla recidiva, l'introduzione di un "numero chiuso" sugli ingressi in carcere, l'istituzione di un Garante nazionale per i diritti dei detenuti. Senza trascurare l'abolizione del reato di clandestinità introdotto dalla legge Bossi – Fini, in base al quale, per usare le parole di MariaPia Scarciglia, "si diventa criminali per il sol fatto di aver messo piede in Italia".

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