Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Otto vecchi ultras e il viaggio nella memoria sulle tracce di Ciro e Michele

Fede immortale. Alcuni tifosi del Lecce si sono recati a Venosa, dove visse Michele Lorusso. L'anno prossimo saranno ad Ercolano, per Ciro Pezzella. Un commovente racconto, per non dimenticare il valore di due eroi del passato

Insieme ai leccesi, il figlio di Lorusso, Francesco, e l'amico del calciatore, Alessio Musco.

 

Il 2 dicembre del 1983 Ciro Pezzella e Michele Lorusso morirono in un tragico incidente stradale, nei pressi di Mola di Bari. Giocatori del Lecce, granitici difensori d’altri tempi, furono beffati dalla loro paura per il volo. Dovevano andare a Varese, per una trasferta dei giallorossi. Loro, che mordevano le gambe degli avversari, furono sgambettati dall’asfalto viscido.

Otto vecchi ultras leccesi, ragazzi cresciuti con il mito delle due bandiere di un calcio d’altri tempi, quando la parola spezzatino ricordava solo il pranzo domenicale divorato in fretta perché la partita incombeva, si sono ritrovati a Venosa, nei giorni scorsi, la città dove visse  Lorusso, e poi a Mola, dove avvenne il tremendo schianto che li cancellò dalla terra, ma non dalla memoria collettiva. Ripromettendosi, per il prossimo anno, di recarsi anche ad Ercolano, dov’è nato Pezzella.

I più sono partiti da Lecce e provincia. Qualcuno, persino da Milano. Confidandoci, oggi quasi 40enne: “Ero emozionato, come per una trasferta, di quelle importanti, che segnano una stagione”. Questo è il racconto di una domenica diversa, di un gruppo di amici, appassionati di un calcio che non c’è più, fra incontri inattesi e commosse rievocazioni.

Qualcosa più di un rito. E’ la ricerca di un significato più profondo, quel sottile legame che valica il tempo e che lega gli uomini, i loro ricordi, le loro passioni. Può passare anche dal calcio e dai suoi eroi (quelli veri), la voglia di dare un senso più profondo alla vita.

Lo scritto che segue è firmato per tutti da uno di loro, che si è fatto ribattezzare Rudiae. Un anonimato nato per rappresentare, simbolicamente, l’amore di tutti i tifosi del Lecce, e non rubare la scena ai due, veri protagonisti: Lorusso e Pezzella.  

 

Ciro e Michele, vivere nei nostri cuori non è morire.

B-28-2Scrutare il cielo e saperne leggere i segni è un mestiere per indovini, come uomini riusciamo a malapena a scorgerne i confini che lo incorniciano. Avvicinarci a spiegare, anche solo lontanamente, i fatti che turbano la nostra esistenza e che ci sembrano segni del cielo è affascinante, tanto quanto difficile sia costruirne una logica spiegazione. Per tutta la vita ci facciamo domande, senza trovare risposte. Chi osa mettere in dubbio il fascino di una simile ricerca? Purtroppo, alzare gli occhi al cielo è diventato un interrogativo che abbiamo dimenticato come vada formulato. Oggi non ci manca nulla e forse è questo il motivo, l’abbondanza delle cose, per cui abbiamo smesso di cercare.

L’amore per una maglia e quello che questa ha sempre rappresentato ha tenuto molti ragazzi legati a quel cielo, soffitto al quale abbiamo affidato spesso le imprecazioni e le urla di gioia, in piedi sui gradoni in cemento, a causa di una sconfitta o grazie a una vittoria. Ciò non rappresenta una delle possibili risposte, ma una probabile via per cercarle.

Michele è così amato che ha rubato la scena a Orazio Flacco. A Venosa, città del poeta latino, c’è lo “Stadio comunale – Michele Lorusso” a lui dedicato, è lì che siamo diretti per onorare il ricordo di Ciro e Michele. Come gestito da una regia in cielo, comincia il film di una giornata che non dimenticheremo mai. Siamo forestieri nella piazza principale di Venosa, ma qualcuno ha capito che siamo lì per il suo migliore amico. Il signor Alessio Musco ha esordito con Michele nel Flacco Venosa, prima che questi indossasse la maglia del Lecce. Erano amici fraterni loro due. E’ lui che andrà a fare il riconoscimento quel tragico 2 dicembre del 1983. Lo incontriamo per caso, anzi è lui a chiederci perché siamo a Venosa, sentendoci parlare. Quando gli spieghiamo il motivo, scorgiamo nei suoi occhi la commozione mista alla sorpresa. E’ lo stesso anche per noi, sta succedendo qualcosa che non ci aspettavamo. Il signor Alessio fa il preparatore di portieri, si scopre pure abbia fatto parte dello staff di Mister Robertino Rizzo nel Matera, difatti non resiste alla tentazione e lo chiama al telefono per raccontargli che sta succedendo. E’ stato lui a far di tutto affinché lo stadio di Venosa fosse dedicato a Michele. A Lecce, invece, l’acclamazione a gran voce non è mai servita a nulla. Che amarezza.

Ci regala una copia a testa del libro che ha scritto sul Venosa calcio. La copertina è un pugno nello stomaco: Michele con la maglia del Lecce, sponsor Lemonsoda, Adidas quello tecnico. Anche il contenuto del libro stesso parla, ovviamente, di Michele. Poi ci dice: “Non so se dirvi questa cosa… dov’è che volete andare? Al cimitero? Dopo vi accompagno io. Ecco, ve la dico lì la cosa che voglio che sappiate, davanti alla tomba di Michele. Andiamo…”

Ed ecco un altro pugno al fegato, di quelli che fai fatica a incassare. Chissà quanti scatti fotografici ci saranno stati di Michele, ma sulla lapide della tomba qual è stato scelto? Lo scopriamo, immobilizzati per la commozione, a mezzo metro da Michele. Il perché di quello che vediamo, lo dice il signor Alessio, come se sa di quale linfa ci nutriamo noi.

“Ecco, ragazzi, vi volevo dire quello che vedete. Michele, scherzando, diceva sempre “Se muoio, sulla lapide voglio la mia foto con la maglia del Lecce…”

Per gente come noi, esistono parole che possano spiegare come ci si senta di fronte a quella tomba? Qualcuno le trovi. Un gesto sì, c’è, e vale quanto i cori che fanno tremare l’aria e ti fanno rialzare dopo che hai preso un gol pesante allo scadere. Uno di noi ha con sé la sciarpa storica, quella alla quale sei legato per tutta la vita, tanto che arrivi a conservarla come nuova, negli anni. Questa è l’occasione ideale per regalarla, starà bene lì, Michele non può non gradirla. E se non fosse stato per quell’incontro fortuito Michele non l’avrebbe mai ricevuta, perché l’accesso alla lapide è chiuso da un vetro e una serratura e le chiavi le ha il signor Alessio.

Il signor Musco è un fiume impetuoso, ne ha una dietro l’altra. Ricorda come ai funerali a Lecce le bare fluttuassero sulla folla, tanto che alla conclusione di tutto non capirono più quale fosse quella di Ciro e quale quella di Michele.

Michele aiutava spesso chi aveva bisogno, le persone ricoverate nel centro per le malattie psichiatriche di Venosa, contribuiva come poteva a dare una mano ai carcerati, distribuendo loro pacchetti con beni di prima necessità. Era un grande, non c’è niente da fare, conferma dietro conferma, era uno d’altri tempi.

Con pochi, vecchi e semplici strumenti di sempre a nostra disposizione, ci rechiamo al comunale di Venosa, rendendo onore alla memoria dei due. Chi non è potuto venire con noi ci ha affidato un messaggio da portare allo svincolo per Mola. E’ evidente che le sorprese non debbano finire. Di lì a poco, dallo stadio passa Francesco, il figlio più piccolo di Michele. Sempre per caso, nota gli striscioni appesi ai muri e va a chiedere spiegazioni al signor Alessio.

Francesco segue le sorti del Lecce e torna spesso nel Salento a trovare amici ai quali è legato da una vita. Nemmeno lui si aspettava la nostra irruzione lì a Venosa. Altri brividi quando ci racconta che a casa ha la maglia numero 2 di papà che odora di grinta! Fare la sua conoscenza è l’ulteriore imprevisto, è il cielo ad averlo voluto, il modo migliore per concludere quell’incredibile giornata.

lapide nola-2Le spoglie di Ciro, come tutti sanno, si trovano nel cimitero di Lecce per volontà dei familiari. Chi è stato presente a Venosa si è ripromesso di fare altrettanto, il prossimo anno, a Ercolano, paese natio di Ciro. Chi è stato presente a Venosa l’ha fatto a nome di tutti coloro che amano il Lecce e hanno conosciuto Ciro e Michele o ne hanno, semplicemente, sentito parlare, per tutti coloro che li hanno visti marcare in modo asfissiante gli avversari, a nome di quelli che c’erano, in lacrime, in mezzo alla folla che li salutò per l’ultima volta, per tutti coloro che sanno che Ciro e Michele fanno parte della storia del Lecce e di quello che siamo, a nome di tutti gli Ultras che nella vita non hanno mai mollato nonostante le sconfitte e che nel ricordo di Ciro e Michele attendono ogni dannato dicembre, dal 1983, perché non muoiano mai più.

A nome di tutti noi, per Ciro e Michele!

Rudiae

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