Cronaca

Accusata dell'omicidio del marito, a fine luglio 52enne a processo

Intanto il consulente nominato dal Tribunale di Lecce, lo psichiatra Domenico Suma, ha già stabilito che la donna era parzialmente incapace di intendere e di volere al momento dell'omicidio, e che è capace di stare in giudizio

LECCE – Si aprirà il prossimo 18 luglio, dinanzi ai giudici della Corte d’assise di Lecce, il processo nei confronti di Fitnet Mehmeti, la donna di 52 anni di origini albanesi accusata dell'omicidio del marito, Mario Manco, il 73enne di Melissano assassinato con cinque coltellate lo scorso 21 luglio. A disporre il rinvio a giudizio il gup Carlo Cazzella al termine dell’udienza preliminare.

Il consulente nominato dal Tribunale, lo psichiatra Domenico Suma, ha già stabilito che la donna era parzialmente incapace di intendere e di volere al momento dell’omicidio, e che è capace di stare in giudizio. La 52enne, inoltre, non è “socialmente pericolosa”. All’esperto salentino si erano affiancati anche altri due psichiatri: Elio Serra (nominato dal legale di una delle figlie) e Francesco Macrì, nominato dal legale della Mehmeti, l’avvocato Emanuela Fitto. La penalista in udienza ha inoltre evidenziato come la sua cliente sia stata già giudicata incompatibile con il regime carcerario e che debba pertanto lasciare l’istituto di pena dove si trova reclusa.

Al di là delle consulenze psichiatriche quella avvenuta al civico 78 di via Arrigo Boito, a Melissano, rimane una tragedia familiare. A scoprire l'omicidio furono i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Casarano insieme ai colleghi della stazione di Melissano, a seguito della segnalazione pervenuta da un maresciallo dell'Arma in congedo, a sua volta avvisato da un nipote della vittima, preoccupato dal fatto che da qualche giorno non aveva notizie dello zio. I militari, intervenuti sul posto, ritrovarono all'interno dell'abitazione Manco ormai esanime e la propria consorte ancora viva ma in gravissime condizioni.

Le immediate indagini condotte dai militari dell'Arma, coordinati dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta, hanno consentito di fare chiarezza sull'omicidio in pochissimi giorni, e di ricostruire la scena del crimine e la dinamica degli eventi e di acquisire gli elementi indispensabili e tali da poter richiedere a carico della donna il provvedimento della custodia cautelare in carcere.

Cos'abbia scatenato questo drammatica sequenza di morte, da cui il 73enne, persona sofferente, tanto da usare un respiratore, è rimasto travolto, non è chiaro: se un momento di depressione, una lite, qualche profondo malumore covato nel tempo e scatenatosi improvvisamente.

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