Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Migranti scarcerati e sospettati di terrorismo, venerdì il caso dinanzi al Riesame

Sarà discussa venerdì prossimo, dinanzi ai giudici del Tribunale del riesame, la richiesta di ripristino della misura cautelare nei confronti dei cinque cittadini stranieri arrestati a metà febbraio perché trovati in possesso di documenti d'identità falsi e poi scarcerati dal gip Carlo Cazzella

LECCE – Sarà discussa venerdì prossimo, dinanzi ai giudici del Tribunale del riesame, la richiesta di ripristino della misura cautelare nei confronti dei cinque cittadini stranieri (quattro siriani e un iracheno) arrestati a metà febbraio perché trovati in possesso di documenti d’identità falsi e poi scarcerati dal gip Carlo Cazzella in sede di convalida dell’arresto. I cinque camminavano lungo la litoranea che collega le marine di Andrano e Castro. Una strada spesso battuta da migranti approdati sulla costa salentina in cerca di speranze e futuro. I carabinieri della compagnia di Tricase individuarono 17 persone,  sicuramente sbarcate poco prima sul litorale di Marina di Andrano. Cinque di loro, maschi adulti di età compresa tra i 19 e i 43 anni, esibirono quattro carte d’identità rumene e una patente di guida della Repubblica Ceca, intestate a nominativi di quei paesi.

Il particolare che attirò l’attenzione dei militari fu che nessuno dei possessori dei documenti parlasse la lingua dei paesi d’origine dei documenti. Pertanto i militari controllarono i documenti con l’ausilio delle strumentazioni del Reparto operativo (lampada di wood che evidenzia le informazioni latenti dei documenti genuini, quali codici alfanumerici, immagini e ologrammi). Gli esami evidenziarono che le carte d’identità erano palesemente false, mentre la patente della Repubblica Ceca, benché autentica, ritraeva l’effige di un altro soggetto. I cinque quindi, su disposizione della Procura della Repubblica di Lecce, furono tratti in arresto con l’accusa di possesso e fabbricazione di documenti falsi, falsa dichiarazione sulle proprie identità e ricettazione. Il gip, pur convalidando l’arresto, ne dispose la liberazione affidandoli all’ufficio immigrazione.

La Procura di Lecce (del fascicolo è titolare il pubblico ministero Giuseppe Capoccia) ha poi presentato appello contro la scarcerazione dei cinque mediorientali, che potrebbero aver già lasciato l’Italia. Una scarcerazione che ha suscitato dubbi e polemiche. Gli arrestati, infatti, secondo quanto previsto dalla legge, potevano essere trattenuti in quanto senza fissa dimora, almeno fino al termine degli accertamenti. Molti gli elementi sospetti a carico dei cinque. Da una perizia eseguita (pochi giorni dopo la scarcerazione) sui telefoni cellulari e su alcuni supporti in loro possesso, sono state estrapolate immagini e video di armi. Vi sono poi documenti e bonifici che gli inquirenti ritengono sospetti e interessanti sotto il profilo investigativo. Il sospetto è che non si tratti di semplici migranti ma soggetti legati in qualche modo a gruppi terroristici e fondamentalisti. In molti, tra esperti e uomini dei servizi di intelligence, ritengono il Salento terra di possibile approdo di celle terroristiche sulla rotta che porta fino a Siria e Iraq. Se i giudici del Riesame dovessero ripristinare la misura cautelare, potrebbero essere emessi dei mandati di cattura internazionali. 

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