Omicidio Basile, tutti i dubbi dei difensori di Colitti

Il Riesame dovrà valutare la posizione di Vittorio Colitti, accusato con il nipote di essere l'assassino del consigliere. Gli avvocati cercano di smantellare le accuse. E si torna a parlare di un'auto

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Non si tratta di un vero e proprio "giorno del giudizio", perché, prima di arrivare a quello, il percorso è ancora lungo, ma di certo è una prova importante. Il primo pronunciamento: per la prima volta dal giorno degli arresti qualcuno dovrà dire se nell'ordinanza firmata dal giudice delle indagini preliminari Antonio Del Coco ci sono prove sufficienti per far rimanere in carcere Vittorio Colitti, 66enne di Ugento, arrestato il 25 novembre scorso insieme a suo nipote, il 19enne Vittorio Luigi Colitti per l'assassinio del consigliere comunale e provinciale di Italia dei valori, Peppino Basile.

Domani di quell'efferato omicidio se ne riparlerà nell'aula del Tribunale del Riesame, al quale gli avvocati Francesca Conte e Paolo Pepe chiederanno l'annullamento dell'ordinanza che ha fatto finire in carcere il loro assistito, Vittorio Colitti, il nonno. Per il 15 invece è fissata l'udienza in cui gli avvocati chiederanno la scarcerazione del nipote Vittorio Luigi Colitti, che si trova invece recluso nell'istituto penale minorile "Nicola Fornelli" di Bari (in considerazione del fatto che era minore all'epoca dei fatti). E' noto come in quella sede i giudici non entreranno nel merito della vicenda, potranno solo esprimersi sull'applicazione della misura cautelare: ma in un quadro accusatorio prevalentemente indiziario, in assenza di prove certe ed inconfutabili, un'eventuale accoglimento delle richieste della difesa potrebbe segnare un punto importante. Così come altrettanto rilevante potrebbe essere un pronunciamento favorevole all'accusa.

Ma per scongiurare una simile ipotesi, i legali si giocheranno tutte le carte a disposizione, per far capire ai giudici dove, a loro avviso, gli inquirenti potrebbero aver sbagliato. Dove non avrebbero insistito, dove, a loro dire, avrebbero sottovalutato ipotesi e dove invece si sarebbero accaniti. Fra le linee difensive, quella secondo cui le presunte acredini con i vicini sarebbero state avvalorate troppo in fretta, a discapito delle altre piste, prima fra tutte quella politica. A partire dal "personaggio" Peppino Basile, consigliere di minoranza dell'Italia dei valori, al Comune di Ugento, paladino della giustizia, portavoce dei deboli, accusatore della gestione privata della cosa pubblica, sempre pronto a denunciare i presunti casi di malaffare. E' su questa la figura che i legali cercheranno di puntare. Per arrivare a suggerire che l'atteggiamento gli sarebbe costato acredini e inimicizie, manifestate in vari modi. Alcuni riferimenti i legali li fanno indicando scritte del tipo "Peppino devi morire", oppure al 2004, quando furono indirizzati alcuni colpi d'arma da fuoco contro la sua automobile.

Uno scandalo Peppino diceva di averlo tra le mani, ma non ne ha parlato neanche con uno dei suoi confidenti per non esporlo a rischi, "perché tieni famiglia", gli aveva detto. Lui una famiglia non ce l'aveva più: era separato da tempo, e si vociferava insistentemente delle sue molteplici frequentazioni con giovani ragazze, soprattutto di nazionalità bulgara, e per questo è stato acquisito presso il Comune l'elenco dei cittadini bulgari residenti ad Ugento. Con riferimento a questa ipotesi, gli avvocati avanzano il sospetto che Basile possa aver avuto una storia con una donna "sbagliata" e qualcuno potrebbe avergliela fatta pagare. E le liti con i vicini, presunto movente, come sarebbero emerse? Gran parte delle persone sentite hanno riferito di non essere a conoscenza di contrasti con il vicinato. Quasi tutti tranne una: la titolare di un centro benessere con cui Basile era molto in confidenza. A lei avrebbe parlato di queste liti, risalenti nel tempo, ma non solo. Le avrebbe anche detto di essere preoccupato perché da circa un mese era seguito da una Mercedes nera, notata almeno tre o quattro volte, alla cui guida c'era un uomo e dietro due donne; ma l'auto sarebbe stata sprovvista di targa anteriore.

Poi c'è lei, la bambina che dice di aver assistito all'omicidio, che a detta dei legali non sarebbe assolutamente attendibile, né la sua testimonianza sarebbe sufficiente a supplire le carenze probatorie (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=17543). Infine, un ulteriore dettaglio che per la difesa non sarebbe stato approfondito a dovere: la presenza di una macchina sulla scena del delitto. Secondo quanto riferito da diverse persone, alcune delle quali appartenenti alle forze dell'ordine, è stata vista un'autovettura, probabilmente un'Opel corsa di colore grigio chiaro, provenire da una strada dell'estrema periferia di Ugento per poi imboccare una stradina che conduceva all'abitazione di Basile.

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Il conducente poi spense il motore, i fari e scese dall'abitacolo; dopo essersi accorto della presenza dei carabinieri, che gli intimarono di fermarsi, l'uomo velocemente risalì a bordo per poi ripartire velocemente verso il centro del paese. Chi c'era in quella macchina? Perché non si è fermato? Questo fatto, come gli altri, si sommano a tutte le argomentazioni che i legali hanno addotto per insinuare quel dubbio che sarebbe sufficiente a far rimettere il libertà Vittorio Colitti. Solo qualche giorno, o forse qualche ora, e vedremo se sarà l'accusa o la difesa a vincere questa prima partita. Per vincere al gioco, quella è un'altra storia.

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