Cronaca Melpignano

Omicidio di Melpignano: attese novità dall'autopsia

Ieri è stata ritrovata l'automobile utilizzata per raggiungere il luogo dell'agguato. In giornata l'autopsia sul corpo di Antonio potrebbe chiarire l'orario dell'omicidio e incastrare lo zio Pasquale

Cittadini riversi in strada e telecamere dietro le transenne dei carabinieri, la notte dell'omicidio (foto LeccePrima)

E' Pasquale Blasi, 54anni, lo zio del povero Antonio, l'indiziato numero uno per l'omicidio di Melpignano. Ora dopo ora, gli alibi difensivi forniti dal parente della vittima stanno crollando. Le indagini serrate avviate dai carabinieri di Maglie a poche ore dalla morte del 34enne vanno avanti e il ritrovamento della fiat Tipo bianca, autovettura intestata proprio allo zio, aggrava pesantemente la già delicata situazione dell'uomo, iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario. Pochi dubbi, secondo gli uinquirenti, che si tratti dell'automobile utilizzata dal killer per raggiungere la vecchia via per Castrignano dei Greci, dove Antonio è caduto nell'imboscata mortale sotto i colpi di una pioggia di pallini, che hanno centrato il bracciante al braccio sinistro e in pieno volto.

Si attende l'autopsia del medico legale Alberto Tortorella sul corpo di Antonio prevista nel primo pomeriggio per chiarire con maggiore precisione l'orario in cui il giovane è stato investito dalle fucilate letali, con il colpo al volto esploso a distanza ravvicinata a bruciapelo, provocando un' abbondante fuoriuscita di sangue. Sia sull'abitacolo che sulla fiancata sinistra dell'automobile sono stati trovati residui di sangue e il finestrino anteriore sinistro è andato in frantumi. Il fucile, l'arma delo delitto, non è stato ancora ritrovato ma l'impianto accusatorio nei confronti di Pasquale è fitto di indizi. L'uomo, infatti, nella serata di venerdì si è presentato all'ospedale di Maglie per una ferita all'occhio sinistro, costruendosi un alibi piuttosto debole sulle modalità del ferimento.


Nel paese della Notte della taranta, la clessidra del tempo sembrerebbe ritornata indietro di parecchi decenni. L'omicidio ha fatto ripiombare la piccola comunità grika agli anni '50. Le cause dell'agguato, infatti, appaiono ben delineate e maturate nell'ambito di una faida famigliare costellata da offese, ripicche, querele, danneggiamenti. Inquietante la ruota lasciata in eredità dal nonno e rivestita con undici cappi, tanti quanti i cugini destinatari dell'eredità di campi valutabile in circa 40 000 euro. Per gli inquirenti prorpio quegli appezzamenti di terreni avrebbero provocato la scintilla della violenza, con un cerchio di indagati ristretto in poche ore ai famigliari della vittima da anni in forte tensione tra loro per la spartizione.

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