Omicidio di piazza Palio, diventa definitva la condanna per l'assassino

Confermata in Cassazione la condanna a 26 anni per Salvatore Polimeno, accusato dell'omicidio di Valentino Spalluto nell'agosto del 2012

LECCE – Diventa definitiva la condanna per Salvatore Polimeno (detto Andrea), leccese, accusato dell’omicidio di Valentino Spalluto, il 21enne originario di Surbo assassinato il 2 agosto 2012 in piazza Palio. I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato la condanna nei confronti dell’imputato, accusato di omicidio premeditato, a 26 anni. In primo grado Polimeno era stato condanno a trent’anni. I giudici hanno anche confermato la provvisionale di 50mila euro per il padre, la madre e la sorella della vittima.

L’omicidio sarebbe scaturito nell'ambito di una violenta lite scoppiata tra una terza persona, Alessandro Leo, e Polimeno per questioni legate, secondo gli investigatori, alla cessione di droga. Il 27enne, un paio di mesi prima dell'omicidio, avrebbe schiaffeggiato l'assassino, accusandolo di averlo imbrogliato, cedendogli meno eroina del dovuto. Uno scambio di persona che potrebbe aver spezzato la vita di Valentino Spalluto.

Per l'accusa il pomeriggio del 2 agosto, verso le 16.45, Salvatore Polimeno (assistito dall'avvocato Anna Luigia Cretì) raggiunse piazza Palio con il suo scooter e, dopo aver fatto un paio di giri di perlustrazione, parcheggiò la moto, impugnò la pistola calibro 38 e esplose tre colpi, scambiando la vittima per Alessandro Leo, che lavorava nella stessa squadra del ragazzo di Surbo. Prima di sparare sollevò la visiera del casco, rendendosi riconoscibile agli occhi di alcuni testimoni, che si sono rivelati però reticenti.

Nel corso delle indagini, condotte dagli agenti della Squadra mobile di Lecce e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Carmen Ruggiero, sono stati raccolti una lunga serie di indizi nei confronti del killer, attraverso intercettazioni, tabulati telefonici e testimonianze. Indagini difficili e complesse per il grave clima di intimidazioni e omertà che si è verificato dopo l’omicidio.

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Ad avvalorare l’ipotesi accusatori anche le dichiarazioni con cui il collaboratore di giustizia Gioele Greco ha raccontato di aver raccolto la confessione dell'imputato.

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