Omicidio Greco, ai domiciliari Marcello Padovano per motivi di salute

Ha lasciato il carcere Marcello Padovano, 53 anni, accusato di essere uno dei mandanti dell'omicidio di Carmine Greco, commesso il lontano 13 agosto 1990. Padovano, alias "brioscia", ha ottenuto gli arresti domicilairi per motivi di salute. Il gip ha accolto l'istanza dei suoi legali

LECCE – Ha lasciato il carcere Marcello Padovano, 53 anni, accusato di essere uno dei mandanti dell’omicidio di Carmine Greco, commesso il lontano 13 agosto 1990. Padovano, alias “brioscia”, ha ottenuto gli arresti domicilairi per motivi di salute. Il gip ha accolto l’istanza dei suoi legali, gli avvocati Giovanni e Gabriele Valentini (che hanno evidenziato come il loro assistito sia affetto da una grave patologia incompatibile con il sistema carcerario), nonostante il parere negativo del pubblico ministero e la consulenza del medico legale Roberto Vaglio. Dinanzi al Riesame i legali di Padovano evidenzieranno l’estraneità del loro assistito ai fatti contestati, confutando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, e la mancanza delle esigenze cautelari.

Dinanzi al Tribunale del riesame, il prossimo 23 dicembre, comparirà anche l’altro arrestato Nicola Greco, 44enne, accusati di essere uno degli esecutori dell’omicidio di Carmine Greco. Greco è assistito dagli avvocati Massimiliano Petrachi e Umberto Leo.

Le indagini sull'omicidio, a distanza di quasi un quarto di secolo, sono state condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Lecce (al comando del tenente colonnello Antonio Massaro). Padovano Il primo è stato arrestato nella sua abitazione di Gallipoli, il secondo è stato bloccato alla guida di un furgone a Lecce. Nei loro confronti è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Vincenzo Brancato su richiesta del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone. Un'inchiesta lunga e complessa, che a distanza di tanti anni ha ricostruito, tassello dopo tassello, contesto e modalità dell'omicidio, avvalorando o confutando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: Marco e Giuseppe Barba, Simone Caforio e Giorgio Manis. Lo stesso procuratore Cataldo Motta ha sottolineato l'abilità investigativa del colonnello Massaro e dei suoi uomini.

Un delitto, quello di Greco, avvenuto nell'ambito della gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Greco, avrebbe “spacciato ingenti quantitativi di droga sul territorio di Gallipoli da “cane sciolto”, senza rendere conto della sua attività all'organizzazione”. Un omicidio di cui l'altro mandante fu Rosario Padovano e Carmelo Mendolia il secondo esecutore materiale. E’ stato lo stesso Mendolia, siciliano, oggi collaboratore di giustizia a svelare il mistero di quel delitto. “Raggiunsi l’abitazione di Greco a bordo di una Fiat Uno – ha raccontato il collaboratore di giustizia con lucida e spietata freddezza –, con un altro ragazzo. Dopo aver attirato la sua attenzione gli sparammo diversi colpi. Tutto avvenne a poca distanza dalla moglie e dal figlio della vittima”.

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Nenè Greco fu attirato in una trappola, i sicari raggiunsero la sua abitazione di campagna a Gallipoli e lo attirarono con una scusa in un oliveto dove avevano nascosto le armi. Poi, con lucida e spietata freddezza, esplosero quattro colpi: due alla testa e due al petto. Rosario Padovano, come detto, è stato già condannato all'ergastolo e Mendolia a 14 anni di reclusione. Condanna giunta nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Salvatore Padovano (alias Nino bomba, fratello di Rosario e storico boss della Scu). 

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