Omicidio Mancino: dopo 24 anni assolto dalla Cassazione l'ultimo degli imputati

A distanza di quasi un quarto di secolo la Corte di Cassazione ha messo la parola fine nella lunga e controversa vicenda giudiziaria di Andrea Giaracuni, 48enne di Aradeo, assolto in via definitiva dall'accusa di aver partecipato all'omicidio di Agostino Mancino, 31enne di Matino

LECCE – A distanza di quasi un quarto di secolo la Corte di Cassazione ha messo la parola fine nella lunga e controversa vicenda giudiziaria di Andrea Giaracuni, 48enne di Aradeo, assolto in via definitiva dall’accusa di aver partecipato all’omicidio di Agostino Mancino, il 31enne di Matino ucciso a colpi di pistola l'8 giugno del 1991. Giaracuni era stato rinviato a giudizio nel 2010 e condannato a trent’anni di reclusione nel maggio del 2011. Poco più di un anno dopo, nel luglio del 2012, i giudici della Corte d’appello ribaltarono la sentenza di primo grado assolvendo l’imputato, assistito dall’avvocato Pantaleo Cannoletta, dall’accusa di omicidio volontario. Assoluzione confermata dai giudici della Suprema Corte.

Ad accusare Giaracuni erano stati due pentiti Salvatore Carmine Greco (esponente del clan Coluccia), e Luigi De Matteis (cognato del boss Luigi Giannelli, tornato recentemente alla ribalta nell’inchiesta sull’omicidio di Paola Rizzello e sua figlia Angelica Pirtoli), che con le loro rivelazioni raccontarono del presunto ruolo avuto da Giaracuni nell'agguato. Greco, collegato in video conferenza dalla località protetta in cui trova, riferì che fu lo stesso imputato a raccontargli i particolari dell’omicidio. Secondo il collaboratore Greco era ancora agonizzante, con il capo riverso sulle ginocchia, nel momento in cui la sua auto fu data alle fiamme dai killer. Sarebbe stato proprio Giaracuni a fornire la benzina per bruciare l'auto con la vittima dentro e a riaccompagnare a casa gli assassini a bordo della sua Ritmo cabrio. Auto poi sostituita, per non creare sospetti, con un’Alfa 164 a bordo della quale, qualche giorno dopo l'omicidio, l'imputato fu fermato e sottoposto a controllo al valico Como-Brogeda. Dichiarazioni che non hanno però trovato riscontro nei giudici, soprattutto in merito all'auto utilizzata nell'agguato.

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L’omicidio di Agostino Mancino maturò nell'ambito dei contrasti legati al controllo del traffico di droga nel territorio di Parabita e Matino. Un territorio gestito in quegli anni dai clan facente capo a Luigi Giannelli, noto esponente alla Sacra Corona Unita, il quale avrebbe organizzato l'omicidio per impedire che Mancino subentrasse a lui nel traffico degli stupefacenti. Mancino avrebbe tentato di mettersi in proprio e di controllare lo spaccio proprio sulla piazza di Parabita, la città del boss. Un affronto pagato caro. La vittima fu condotta in aperta campagna a bordo della sua auto e uccisa con un colpo di pistola alla testa. Il cadavere fu poi ritrovato carbonizzato nei resti dell'auto data alle fiamme. I due presunti autori dell'omicidio, Cosimo Leo e Lucio Carrozzo, sono rimasti vittima a loro volta della guerra di mafia. Il mandante invece, Luigi Giannelli, è stato condannato all'ergastolo. 

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