Operato per un tumore, muore dopo tre mesi di calvario: indagati 5 medici

Chiusa l’inchiesta sulla morte di un 61enne leccese, avviata dopo la denuncia dei familiari: “Commessi gravi errori durante l’intervento”. Sott’accusa, professionisti del “Vito Fazzi”

LECCE - Operato per un tumore allo stomaco Piero Quarta, 61enne leccese, non si sarebbe più ripreso. Quello sarebbe stato l’inizio di un calvario durato tre mesi e conclusosi con la sua morte, il 26 giugno del 2017. Di questa, rispondono cinque medici del “Vito Fazzi” di Lecce, ai quali nelle scorse ore è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini firmato dal sostituto procuratore Stefania Mininni.

L’accusa ipotizzata nei riguardi dei camici bianchi è di omicidio colposo, perché l’errore di tecnica chirurgica compiuto nel corso del primo intervento del 30 marzo 2017 e altre negligenze e imperizie nei successivi interventi (del 18 e 22 maggio) sarebbero stati alla base di una serie di complicazioni tali da non lasciare scampo al paziente, deceduto nell’ospedale Acquaviva delle Fonti, a Bari, dove fu trasferito su richiesta dei familiari. Sono stati proprio i congiunti di Quarta, la moglie e le tre figlie, a dare incarico agli avvocati Francesca Conte e Simone Potente affinché sollecitassero la magistratura a fare chiarezza su quanto accaduto. Dalla denuncia, le indagini, in cui hanno avuto peso le consulenze svolte sia da esperti incaricati dalla difesa che da quelli della procura e che avrebbero confermato profili di responsabilità da parte dei professionisti in servizio nel nosocomio leccese.

 Adesso che l’inchiesta è giunta alle battute finali, starà agli indagati dimostrare se le accuse siano infondate in un confronto col pm o producendo memorie difensive.  

Ad assisterli ci penseranno gli avvocati Michela Mazzotta, Sergio Sanità Gigante, Luigi Carrozzini, Giacinto Mastroleo, Stefano Costantini e Corrado Sammaruco.

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