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Cronaca

Operazione "Coriolano", in due patteggiano la pena

Prime condanne nell'ambito del processo scaturito dalla operazione dei carabinieri che il 10 maggio scorso sgominò i componenti di un presunto pericoloso sodalizio criminale dedito alle estorsioni

LECCE - Prime condanne nell'ambito del processo scaturito dalla cosiddetta operazione "Coriolano", che il 10 maggio scorso sgominò i componenti di un presunto pericoloso sodalizio criminale (facente capo a Leonardo Costa, 49 anni secondo gli inquirenti personaggio di spicco della Sacra corona unita legato al clan Coluccia di Galatina) che avrebbe estorto denaro ad operatori economici e professionisti a Corigliano d'Otranto, piccolo centro della Grecìa salentina, seminando il terrore con attentati dinamitardi. Nove gli arresti eseguiti nell'ambito dell'operazione dai carabineiri del comando provinciale di Lecce.

Due di loro, Paolo Puce, 38enne nato in Svizzera, a San Gallo, e residente a Corigliano; e Ugo Donno, 21 anni, hanno patteggiato una condanna rispettivamente a 4 anni e 3 anni e otto mesi di reclusione. Leonardo Costa; la moglie Cosima Maria Baccaro, 48enne, casalinga, originaria di Uggiano La Chiesa; Renato Puce, 34enne intonacatore, di Corigliano; Salvatore Luchena, 58enne, commerciante di Corigliano; Sokol Myderizi, cittadino albanese di 41 anni e residente a San Pietro in Lama, personaggio ampiamente noto alle cronache (fu arrestato nel 2008, insieme ad altre persone: in casa, un droga-shop), hanno scelto, invece, il giudizio con rito abbreviato che sarà celebrato il prossimo 10 febbrario. In tale data il gup Carlo Cazzella dovrà decidere se rinviare a giudizio Antonio Alemanni, nato a Milano, 36enne, ma residente a Corigliano d'Otranto, operaio; e Luigi Antonio Fonseca, 31enne commerciante, residente a Corigliano, ma di origine galatinese.

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata a commettere una pluralità di delitti. Vendita, cessione, trasporto e detenzione di cocaina e marijuana. E l'aggravante di aver partecipato ad un'associazione armata. Oltre ad altri fatti, quali l'estorsione, l'attentato dinamitardo ed il danneggiamento. Nello specifico, Renato Puce, in concorso con Leonardo Costa, avrebbe partecipato ad un'estorsione ai danni di un commercialista di Corigliano, Pierluigi Giannachi. Nei confronti del professionista fu compiuto anche un attentato dinamitardo, per il quale Costa era già finito in carcere.


Costa, insieme alla moglie Cosima Baccaro, a Renato Puce e a Sokol Myderizi,sono accusati anche di detenzione e porto illegale di d'armi, quattro pistole ed un fucile. I primi tre avrebbero detenuto illegalmente quattro pistole ed un fucile (di calibro e marca non accertati), cedendo due delle già citate pistole all'albanese. Sempre Costa, la consorte, Renato Puce, Myderizi, insieme con Luigi Fonseca, Ugo Donno e Salvatore Luchena avrebbero anche gestito uno spaccio di sostanze stupefacenti, fra acquisto e cessione (cocaina e marijuana). I soli Costa, Leonardo e questa volta anche Paolo Puce, rispondono anche di aver acquistato, detenuto e ceduto, 9 chili e mezzo di marijuana. Mentre Antonio Alemanni è accusato di aver fatto esplodere un ordigno all'interno della cabina telefonica di piazza Vittoria, a Corigliano d'Otranto. Un gesto forse fine a se stesso, ma che in qualche modo finisce per inquadrarsi nel contesto, definendo alcune dinamiche.

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