Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca Piazza del Popolo

"Stai zitta". Rinchiusa in una stanza, rapina nel bar in piena notte

L'assalto al "Caffettino" di Poggiardo intorno all'una. La vittima, una 43enne, sotto choc all'arrivo dei carabinieri della stazione locale per le indagini. I malviventi forse erano due

POGGIARDO – E’ stata un’azione fulminea ma vissuta con terrore dalla vittima. All’arrivo dei carabinieri della stazione locale, era ancora sotto choc, tremante. Nel giro di pochi minuti, da Maglie, è giunto anche il proprietario del locale, Michele Merico, con guardie giurate della Bcs Security. A stento lei è riuscita a fornire una ricostruzione precisa. I dettagli, pochi e frammentari. Tutto s’è consumato, infatti, in pochi istanti. La paura, però, resterà.

Un brivido deve averle percorsa la schiena quando s’è sentita afferrare alle spalle. “Stai zitta”, pare le abbia detto lo sconosciuto. In un momento simile, impossibile capire cosa stia per accadere. Poi, lo spintone e la porta sbattuta violentemente dietro di sé. Pochi secondi dopo, è riuscita a uscire da quello sgabuzzino, in cui era entrata per mettere ordine e che s’è trasformata nella sua trappola, e a chiedere aiuto. 

Nel locale non c'era nessuno, in quel momento, e dalla cassa erano spariti i soldi, 300, forse 400 euro. Voleva solo quello, il misterioso aggressore, e bene l’è pure andata.

E’ successo a Poggiardo, nel  “Caffettino Bar”. La vittima della rapina è una 43enne, dipendente del locale. Il “Caffettino Bar” di piazza del Popolo, nel cuore della cittadina a sud di Maglie, chiude ogni sera a tarda ora, proprio perché c'è molto movimento. Il malvivente s'è mosso però con astuzia e rapidità, e questo indica che potrebbe essere un soggetto della zona. Tra l'altro, ha approfittato di un fatto. Gli ultimi avventori erano usciti da pochi minuti. Ha colto quindi l'attimo prima che entrasse qualcun altro.  

Aspetto particolare, ai carabinieri, la donna non ha saputo dire quanti fossero, in realtà, i rapinatori. Lei ha avuto a che fare con uno solo, ma i militari hanno dedotto che potesse avere un complice. Ovvero, uno potrebbe aver tenuto a bada la vittima e il secondo infilato le mani nel cassetto del registratore per prelevare il contante.

Solo tesi, non avvalorate da testimonianze dirette, né da videocamere. Il bar per il momento non ne dispone. Erano fuori uso da circa un mese. Un altro aspetto di cui, forse, qualcuno potrebbe essere stato a conoscenza.  

L’unico dettaglio che la 43enne ha saputo fornire: il soggetto che l'ha sospinta nello sgabuzzino era più alto di lei. Una percezione, perché non l’ha visto in volto, ancora oggi non sa dire nemmeno se l'avesse coperto con un passamontagna. Allo stesso modo, non si sa se il malvivente e l’ipotetico complice fossero armati e dotati di un mezzo per la fuga. Per ora resta solo il ricordo sfumato di una situazione vissuta come un incubo a occhi aperti.    

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