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Presunti abusi nel lido “Cala Marin”, a giudizio l’ex sindaco di Carmiano e altri tre

Disposto il processo per Giancarlo Mazzotta e altri tre in merito ai lavori realizzati nello stabilimento, in località “Le due Sorelle”, a Torre dell’Orso, sequestrato il 26 marzo 2018

MELENDUGNO - Ci sarà un processo sui presunti abusi nel  lido “Cala Marin”, in località “Le due sorelle”, a Torre dell’Orso, sequestrato il 26 marzo del 2018 su disposizione del giudice Cinzia Vergine.

Nelle scorse ore, il gup Giovanni  Gallo ha rinviato a giudizio i quattro imputati finiti nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Roberta Licci e tra questi c’è l’ex sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta,  nel ruolo di amministratore unico della società “PGH Beach srl”, proprietaria dello stabilimento balneare (della superficie complessiva di circa 2.500 metri quadrati).

Oltre a lui, davanti ai giudici della seconda sezione penale, a partire dal 1° marzo, ci saranno anche: i funzionari del Comune di Melendugno, Salvatore Petrachi, dirigente dell’ufficio tecnico, e la geometra Angela De Giovanni, tecnico istruttore dell’ufficio Urbanistica; e l’architetto Antonio Cioffi.
Le accuse per tutti sono di  distruzione o deturpamento di bellezze naturali, di occupazione abusiva di spazio demaniale, e violazioni al codice dei beni culturali e del paesaggio e al testo unico in materia di edilizia. Petrachi e De Giovanni risponderanno anche di abuso d’ufficio.

Secondo le indagini, il permesso di costruire rilasciato nel 2017 alla “PGH Beach srl” è da ritenersi illegittimo perché consentì di realizzare una struttura completamente nuova alla precedente, rispetto alla quale erano state rilasciate le concessioni, edilizia (nel 2003) e demaniale (nel 2009), con opere che per materiali, dimensioni, forma e disposizione planimetrica, avrebbero avuto un forte impatto ambientale.

Tra le violazioni riscontrate dagli inquirenti ci sarebbero quella della realizzazione di una cucina (vietata dal piano regionale delle Coste che prevede, per quel tratto di costa, servizi minimi essenziali, limitati al chiosco bar e ai servizi igienico-sanitari), e la mancata rimozione dell’intero complesso al termine della stagione estiva.

Non solo. Sarebbero state trasgredite anche le prescrizioni imposte con il rilascio della Via (Valutazione di incidenza ambientale) rilasciata il 9 maggio 2016 dalla Provincia di Lecce. Durante un sopralluogo gli ufficiali della Polizia provinciale di Lecce, annotarono che gli impianti e i vani sul versante ovest della struttura non rispettavano il limite di distanza previsto dalla duna, ma erano installati a ridosso di questa, con tubazioni che passavano in parte sotto alla duna stessa.

A difendere gli imputati ci penseranno gli avvocati Andrea Sambati, Riccardo Giannuzzi e Alberto Durante.

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