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Una foto del lido poco prima dello smantellamento.

Una foto del lido poco prima dello smantellamento.

Presunti illeciti per il lido Salapia, sei gli imputati per l'udienza preliminare

Fissata per il 5 febbraio la discussione della richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm. Rischiano il processo funzionari comunali e un imprenditore

LECCE – In sei rischiano il processo per presunti illeciti nel lido Salapia, a San Cataldo. A chiedere il rinvio al giudice Edoardo D’Ambrosio, che si pronuncerà sull’istanza nell’udienza preliminare fissata per il 5 febbraio, il pubblico ministero Massimiliano Carducci.

Gli imputati sono sei: si tratta di Claudia Branca, all’epoca dei fatti contesti dirigente del settore Lavori Pubblici e attualmente dislocata in altro ufficio; Fernando Maggiore, funzionario comunale e già presidente della cooperativa dei dipendenti di Palazzo Carafa che gestiva la struttura balneare; Luigi Maniglio, oggi in pensione ma precedentemente a capo del settore Pianificazione e Sviluppo del territorio; Giancarlo Pantaleo, responsabile dell’ufficio Demanio marittimo; Pasquale Gorgoni, allora all’ufficio Patrimonio e Giancarlo Saracino, rappresentante legale della ditta Saracino srl.

Lo stabilimento è stato smantellato a nel marzo scorso dopo che, nel 2013, i militari della guardia costiera apposero i sigilli su disposizione dell’autorità giudiziaria. L’inchiesta è poi proseguita fino ad arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio. Agli imputati sono contestati a vario titolo i reati di abuso d’ufficio, falsità materiale in atto pubblico, occupazione abusiva di spazio demaniale, abusivismo edilizio, falsità ideologica. Parti offese la Regione Puglia e il Circolo della vela marina di Lecce.

Secondo quanto risultato dalle indagini sarebbe stato espletato in maniera del tutto illegittima l’iter finalizzato al posizionamento di sacchi di sabbia nello specchio antistante il lido con lo scopo di arginare l’erosione costiera che avrebbe inevitabilmente ridotto lo spazio in concessione. Il provvedimento di autorizzazione, secondo gli inquirenti, non poteva prescindere dalla procedura di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, necessitando dell’assenso formale della Regione.

Parallelamente è contestata la natura abusiva di alcuni fabbricati, di un pontile, di un corridoio di lancio e delle stesse barriere di sacchi. Tra i provvedimenti “incriminati” anche la concessione per undici mesi – da ottobre 2015 a settembre 2016 - data al circolo della vela, a fronte del pagamento di canone e imposte, di un’area di circa duemila metri quadrati per il deposito e l’alaggio delle imbarcazioni per l’attività sportiva. Questo provvedimento, rimarca il pubblico ministero, avrebbe intenzionalmente procurato un danno ingiusto al sodalizio velico, essendo stato varato quando già la concessione demaniale era stata revocata con provvedimento dell’ufficio regionale nel dicembre del 2013.

Gli imputati sono difesi da Pasquale e Giuseppe Corleto, Andrea Sambati, Umberto Leo, Saverio Sticchi Damiani, Amilcare Tana, Andrea Conte.

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