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Cronaca Castri di Lecce

Rapina sfociata nella morte del falegname, invocati tre ergastoli e una condanna a 27 anni

Si è tenuta oggi la requisitoria della sostituta procuratrice Erika Masetti, al termine della quale è stato presentato il conto ai quattro imputati accusati del delitto avvenuto il 10 giugno del 2022 a Castri di Lecce

CASTRI DI LECCE - “Con le loro condotte hanno mostrato una totale indifferenza nei riguardi della vita di un uomo di 76 anni. Il dolo è dunque evidente, nella misura in cui hanno lasciato la vittima legata, incappucciata  e imbavagliata, togliendole così la minima possibilità di chiedere aiuto”: è quanto ha sostenuto la sostituta procuratrice Erika Masetti nel processo sulla morte di Donato Montinaro, falegname in pensione, avvenuta la sera del 10 giugno del 2022, nella sua abitazione, in via Roma, a Castri di Lecce.

L’ intenzione del gruppo era certamente quella di rapinare l’uomo, ma per l’accusa non ci sono dubbi nemmeno sulla responsabilità in ordine al reato di omicidio volontario aggravato, con dolo alternativo, o tutt’al più eventuale.

Per questo, al termine della requisitoria che si è tenuta in mattinata nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, sono stati invocati tre ergastoli e una condanna a 27 anni di reclusione.

In particolare, il massimo della pena è stato chiesto per: Angela Martella, 59 anni, originaria di Gagliano del Capo ma residente a Salve; Emanuele Forte, 40, di Corsano;Patrizia Piccinni, 49, residente ad Alessano. Per i primi due, alla richiesta, si associa l’isolamento diurno per un anno, per la terza, di 18 mesi.

Una pena “più lieve”, come anticipato a 27 anni,  è stata invece sollecitata per Antonio Esposito, 40enne di Corsano, in ragione del riconoscimento delle attenuanti generiche dovute al comportamento collaborativo avuto sin dal momento dell’arresto e al pentimento, ritenuto sincero, mostrato a dibattimento a dispetto degli tre altri imputati, sui quali la pm si è espressa così: “Nel corso dei loro esami, cui si sono sottoposti volontariamente, hanno solo cercato di ostacolare il preciso accertamento dei fatti (peraltro già granitico sotto molti profili), preoccupandosi solo del proprio tornaconto personale, cercando di alleggerire le proprie posizioni, anche mistificando dati di realtà processuale oramai emersi”.

La requisitoria della pm

Le loro versioni non hanno quindi contribuito a chiarire i ruoli e le azioni svolte singolarmente. Chi ha immobilizzato la vittima? Chi l’ha colpita con calci e pugni? Chi ha alzato il volume della televisione per coprire le sue grida? Chi ha rovistato alla ricerca del denaro?: sono domande che restano senza risposte. Queste lacune, tuttavia, per la sostituta Masetti non modificano comunque le accuse.

“Ci si trova davanti a un’aggressione compiuta con modalità violente, ripetute, e si potrebbe dire, forsennate, cagionando volontariamente alla vittima uno status che suggerisce all’individuo medio di ragione ed esperienza l’exitus mortale”, l’affondo della pm durante la requisitoria in cui ha mostrato alcune immagini raccapriccianti dell’anziano, abbandonato come un sacco di patate.

Il 7 maggio la parola passerà alla difesa, rappresentata dagli avvocati Silvio Verri (per Martella), Luca Puce (per Esposito), David Alemanno (per Piccinni), Marco Maria Costantino (per Forte).

Attesa per il 4 giugno la sentenza della Corte, composta dal presidente Pietro Baffa, dalla collega Elena Coppola e dai giudici popolari.

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