Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca Via Taranto

Sprofonda il pavimento in una casa di via Taranto. Due clochard morti in una cisterna

La macabra scoperta questa mattina, in un'abitazione diroccata di via Taranto, a Lecce. A trovare i corpi di Veronica Piggini e Riccardo Martina, un amico che non aveva loro notizie da circa un mese. La pavimentazione dello stabile ha ceduto, e le due vittime hanno fatto un volo di cinque metri

L'abitazione nella quale sono stati rinvenuti i corpi

LECCE – Forse non si conoscerà mai il giorno esatto in cui il pavimento s’è squarciato come fosse di carta, aprendo un vuoto nel quale sono state risucchiate per sempre le esistenze di Veronica Piggini e Riccardo Martina. Sempre insieme, fino all’ultimo istante, condividendo un destino amaro, di stenti quotidiani. Con loro sono morti anche i due cani che li accompagnavano. 

Un’ipotesi è che uno abbia cercato di salvare l’altra, usando un cavo di fortuna, e che per questo sia finito a sua volta nella voragine apertasi in quello che doveva essere un rifugio di fortuna e che invece è diventata la loro tomba.

La loro storia è nota a molti, a Lecce. La  coppia di senzatetto, esattamente due anni addietro, smosse e commosse l’opinione pubblica cittadina, quando i due minacciarono il suicidio se fossero stati allontanati dalla loro “postazione”, che consisteva in una tenda nei pressi di Porta Rudiae. Dovettero comunque andarsene.

A irrigidire gli animi, dunque, questa mattina, non è stata la temperatura della tramontana sferzante che s’è abbattuta sul Salento, ma la cronaca di un ritrovamento triste e macabro. L’apprensione di un uomo, Giuseppe, preoccupato per i suoi conoscenti di cui non aveva più notizie “da almeno un mese”, stando ai suoi ricordi, l’ha condotto alla shockante scoperta dei due cadaveri,  nella cisterna sottostante un’abitazione diroccata alla periferia di Lecce, al civico 201 dell’ultimo tratto di via Taranto, oltre la rotatoria in cui la strada s’incrocia con viale della Repubblica.

Fra i primi a intervenire sono stati i vigili del fuoco del comando provinciale e gli agenti di polizia delle volanti, proprio su segnalazione di quell’uomo, che abita in un alloggio vicino. Giuseppe, la faccia della dignitosa povertà in cui vivono i “fantasmi” di Lecce. Barba lunga e incolta, un cappello di lana per difendersi dalle temperature rigide, un logoro maglione verde addosso, s’è presentato davanti ai cronisti spiegando quello che ha visto e provato.

“Stamattina sono andato alle spalle dell’edificio per raccogliere ortiche da dare da mangiare ai miei uccellini ed ho visto che si era staccato un cavo che regge l’antenna della televisione”. Pare abbia anche provato a tirare quel cavo, ma era come agganciato a qualcosa, all’interno del rudere. Così s’è fatto coraggio. “Ho afferrato una grossa torcia e sono entrato”. Per scoprire che il cavo conduceva “al centro del pavimento, dove c’era un immenso foro. Sotto ho visto prima una mano, poi un piede”. A quel punto è stato chiaro che si era consumata una tragedia. Ed ha avuto subito il sospetto che potesse trattarsi di Veronica e Riccardo. 

Dei due, come detto, non aveva più notizie da almeno un mese, stando almeno a quanto rammenta. In effetti, secondo quanto rilevato da una prima ispezione, il decesso risalirebbe a non meno di due settimane addietro, forse di più. La conferma direttamente dalla voce del capo della procura, Cataldo Motta, che ha raggiunto il posto durante le difficili operazioni di recupero delle povere spoglie.

Motta ha spiegato che i due cadaveri “erano ormai saponificati”. Sulle cause del decesso non c’è ancora certezza, ovviamente. “Attenderemo l’esito delle autopsie, non è detto che si possa attribuire al crollo”. La coppia è stata trovata all’interno di un pozzo collegato alle fognature, quindi si può anche pensare a un annegamento, fra le varie ipotesi. Il fascicolo è in mano al pm di turno, Massimiliano Carducci. Gli esami saranno affidati al medico legale Alberto Tortorella.

Molto delicate e complesse le operazioni di recupero, per la pericolosità del sito. Sul posto è dovuto intervenire un mezzo della ditta specializzata nello spurgo di fognature, per liberare la cisterna dai rifiuti e dalle acque reflue e permettere l'intervento dei pompieri.

In via Taranto sono intervenuti i carabinieri della compagnia e gli agenti della polizia locale. Agli uomini della questura, che hanno svolto il primo intervento, sono affidate le indagini. Nelle prossime ore saranno ascoltati anche i proprietari dell’intero stabile, che risulta privato. Al momento il luogo dell’incidente è stato posto sotto sequestro. Fra gli interventi previsti, la muratura di porte e finestre della schiera di appartamenti abbandonati che si affacciano sulla via.

Da una prima ricostruzione sembrerebbe che la coppia abbia utilizzato l’alloggio in diverse occasioni, entrandovi di nascosto dal retro. Una teoria che spiegherebbe il ritrovamento del cavo da parte del vicino è che la donna possa essere precipitata per prima nella voragine apertasi nel pavimento, e che l’uomo abbia provato a usare quel cavo per tentare di salvarla, finendo egli stesso per cadere all’interno. Un salto nel vuoto di circa 5 metri. 

Il recupero è stato possibile grazie all'intervento di diciassette uomini dei vigili del fuoco, con cinque automezzi. Tra questi, personale di soccorso, del Saf (Speleo alpino fluviale), Nbcr (Nucleare batteriologico chimico e radiologico) e il funzionario di servizio. Anche il comandante provinciale Michele Angiuli s'è recato sul posto per un sopralluogo. Le indagini sulla dinamica precisa non sono che all’inizio. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, per il momento a carico di ignoti. 

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