Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Salma trafugata nel cimitero di Campi, la Procura chiede l'archiviazione del procedimento

embra destinata a finire nella polvere di un archivio l'inchiesta su un episodio tanto macabro quanto misterioso avvenuto a dicembre 2012 nel cimitero di Campi Salentina, dove fu trafugata la salma di Mira Montinaro, una ragazza scomparsa il 16 giugno del 2000, a soli 27 anni

LECCE – Sembra destinata a finire nella polvere di un archivio l’inchiesta su un episodio tanto macabro quanto misterioso avvenuto a dicembre 2012 nel cimitero di Campi Salentina, dove fu trafugata la salma di Mira Montinaro, una ragazza scomparsa il 16 giugno del 2000, a soli 27 anni (stroncata da un aneurisma), mentre si trovava a Milano, dove aveva appena terminato gli studi presso l'Università Bocconi. Si tratta della figlia di Antonio Montinaro, imprenditore salentino, tra i titolari del consorzio “Monticava Group”, gestito assieme ai fratelli, cui fanno capo diverse note aziende locali.

Il pubblico ministero Giovanni Gagliotta, titolare del procedimento, ha chiesto l’archiviazione fascicolo. Nel corso delle indagini, infatti, non sono emersi elementi utili a stabilire chi e perché abbia voluto profanare il sepolcro della giovane donna. Un atto barbaro e disumano, che sconvolse la comunità campiota. La salma fu ritrovata a inizio settembre 2013 nello stesso cimitero da cui era stata trafugata. Accanto alla presunta pista estorsiva prese corpo anche quella di una sorta di messaggio trasversale inviato alla famiglia, con un macabro avvertimento o una vendetta nei confronti degli imprenditori.

I carabinieri della compagnia di Campi hanno passato al setaccio ogni più piccolo dettaglio, a cominciare dal modus operandi di chi ha agito senza lasciare alcuna traccia. Nessun elemento è, infatti, emerso dai rilievi eseguiti dagli uomini della scientifica.

Gli investigatori hanno anche analizzato i casi analoghi avvenuti negli ultimi anni in varie regioni (tra cui un tentato furto di salma accaduto una quindicina di giorni fa a San Marzano, in provincia di Taranto). Si è scavato, inoltre, anche nell’attività professionale del gruppo Montinaro, per capire chi eventualmente poteva nascondersi dietro un gesto tanto macabro quanto eclatante. 

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