Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Sanità, pioggia di ricorsi contro internalizzazioni

Contro l'ultima delibera della Asl e l'ok della Regione, si scatenano ricorsi degli esclusi dalle assunzioni nella Sanità Service, assistiti dagli studi legali Pellegrino, Caracuta e Stefanizzo

LECCE - Si torna a parlare di internalizzazioni nella Asl di Lecce, questa volta dal punto di vista dei lavoratori che si sono considerati ingiustamente tagliati fuori dalla delibera dell'azienda sanitaria che ha stabilito di procedere con le assunzioni del personale esterno nella propria società in house "senza rispettare l'obbligo di procedure di selezione pubblica tipiche della pubblica amministrazione".

Nello specifico, sono 27 le unità di personale disoccupate che hanno deciso di rivolgersi allo studio legale associato "Pellegrino" di Lecce, per chiedere alle autorità regionali (al presidente Nichi Vendola, al ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto e all'assessore alla Sanità, Tommaso Fiore) di annullare tale delibera perchè "lesiva dei propri diritti e al fine di evitare conflitti tra gli stessi lavoratori".

La lettera inviata dai legali fa riferimento alla recente sentenza della Corte Costituzionale che, verificando la legittimità della legge regionale sulle internalizzazioni, faceva salva la cosidetta "clausola sociale" e quindi l'obbligo per la Sanità service della Asl di assunzione di tutto il personale delle ditte esterne (cioè 739 unità): al contrario la Asl di Lecce assumerà solo 680 unità di personale. Ebbene, le 36 persone hanno fatto ricorso perchè si ritengono escluse, "in maniera del tutto irrazionale".

"Anche laddove si constenta l'assunzione solo di una parte del personale, la scelta dell'Amministrazione non può essere lasciata al caso ma deve ubbidire alle normali regole di trasparenza e imparzialità - si legge nella missiva - per questo la delibera della Asl di Lecce e la relativa presa d'atto regionale, risultano lesivi delle regole dei concorsi pubblici sancite dall'articolo 97 della Costituzione".

A questo si aggiungerebbe il difetto di non aver tenuto conto nè dei carichi di famiglia, nè dell'anzianità dei dipendenti che dovrebbero beneficiariare delle assunzioni, nè tantomeno delle qualifiche possedute: da cui il ricorso delle persone tagliate fuori, che rivendicano si requisiti "di gran lunga superiori" rispetto ai colleghi assunti. Per gli stessi motivi, anche lo studio legale "Stefanizzo" e lo studio "Caracuta" di Lecce, hanno presentato un ricorso su richiesta di altri 36 lavoratori che si sono sentite vittime di "una grave discriminazione che pregiudica le proprie possibilità occupazionali".


Anche nella missiva indirizzata dai loro legali alla Regione, si legge che "la delibera della Asl di Lecce viola l'articolo 97 della Costituzione e che la clausola sociale non può essere applicata da una società a capitale pubblico (come la Sanita service, appunto) che è tenuta al rispetto delle regole dell'evidenza pubblica, così come evidenziato anche dalla Corte Costituzionale nella sentenza di marzo". Così il rischio di una nuova "guerra tra poveri" scatenata dall'ok della Regione sulle internalizzazioni, diventa sempre più concreto.

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