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Finisce nel punto più impervio della scogliera: donna salvata dopo tre ore

Una 59enne di Nardò era scesa sotto la Torre dell’Alto. Forse uno scivolone ed è iniziato un incubo. Ha rischiato di passare lì la notte

SANTA CATERINA – Almeno tre, interminabili, ore al gelo e al buio, in uno dei punti più impervi della scogliera di Santa Caterina. Unico accompagnamento, il rumore cadenzato delle onde a infrangersi sulle rocce. Se alcuni pescatori non si fossero accorti di lei, che urlava e si sbracciava, avrebbe quasi certamente trascorso la notte in condizioni tali da rendere difficile la sopravvivenza. Le temperature sono in netto calo e dalle 3 di questa notte scatterà pure un’allerta gialla per l’innalzarsi del vento, come da bollettino della Protezione civile regionale.

Video | Salvata calandosi dall'alto

Per fortuna, alla fine, una donna di 59 anni di Nardò, è stata salvata e riportata in superficie. Un’impresa non da poco, per la quale sono stati mobilitati soccorritori esperti. Ci si è accorti ben presto, infatti, che non esistevano altre vie d’uscita. Una volta al sicuro, la donna è stata presa in consegna dai sanitari del 118, per le visite di rito. Incolume, nonostante la disavventura, la protagonista della vicenda ha però riportato uno spavento che le rimarrà impresso per sempre nella memoria.

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Nella marina di Nardò, una delle più suggestive, con i suoi paesaggi selvaggi, la 59enne vi era arrivata da sola, nel pomeriggio, con la propria autovettura. È stata ritrovata parcheggiata nelle vicinanze. Non è ancora chiaro cosa sia accaduto, ma di sicuro non si è lanciata dalla scogliera, tantomeno è precipitata, come si temeva in un primo momento. A quanto pare, sarebbe scesa di propria volontà per un certo tratto, forse soltanto per una passeggiata, magari assorta nei propri pensieri. Per finire, però, probabilmente dopo una scivolata che non ha comunque comportato conseguenze fisiche, in un punto davvero impervio. Troppo impervio.

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Tutto si è consumato, infatti, a ridosso della Torre dell’Alto. Qui la scogliera cade a picco nel mare con uno strapiombo di una quarantina di metri. Lei, era finita all’incirca alla metà. Con una risalita talmente ripida, da non poter essere percorsa a piedi. I primi ad arrivare sul posto, dopo la richiesta d’intervento partita dai pescatori, sono stati intorno alle 18,10 gli agenti di polizia del commissariato di Nardò. Uno di loro è riuscito anche a parlare alla donna, che era ormai totalmente nel panico, per rassicurarla. Presto l’avrebbero recuperata, le ha detto. In realtà, di tempo, ne sarebbe occorso un bel po’. Intorno si faceva sempre più scuro, così è stato necessario attivare una macchina di soccorsi via, via sempre più imponente.

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Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco dal distaccamento di Gallipoli, agenti di polizia locale e, dal mare, anche una motovedetta della guardia costiera, impiegata soprattutto per illuminare la zona. Ma, visto che non c’era alcun modo di recuperare la donna ridiscendendo la scogliera, è stato necessario anche l’arrivo del nucleo Saf dei vigili del fuoco e del Gruppo speleologico neretino.

In particolare, gli uomini del Nucleo Saf (Speleo alpino fluviale) in forza presso il comando provinciale dei vigili del fuoco di Lecce, hanno agito con tecniche di derivazione speleo: hanno dapprima raggiunto la donna per poi recuperarla in piena sicurezza. Ed è solo grazie all’esperienza e alla preparazione di questi uomini, nell’affrontare le sfide più complesse con Madre Natura, che, verso le 21, la 59enne è stata messa in salvo. Con un sospiro di sollievo per tutti, la famiglia, che era in ovvio stato d’apprensione per le sue sorti, e gli stessi soccorritori, che non hanno lesinato sforzi per arrivare all’obiettivo.

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