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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca Racale

Aggredì un uomo e lo mandò in coma: dieci anni per tentato omicidio

Arriva il verdetto nei riguardi di un 48enne di Racale che il 22 settembre del 2021, durante una lite picchiò il “rivale” nel parcheggio dell’area di servizio Ip sulla strada che conduce verso la marina di Torre Suda

RACALE - Ha retto l’accusa di tentato omicidio nel processo col rito abbreviato discusso ieri nei riguardi di Roberto Palamà, il 48enne di Racale che il 22 settembre del 2021 picchiò brutalmente un compaesano di 56 anni, durante una lite dovuta a motivi di natura economica, in particolare a un vecchio debito. La giudice Giulia Proto, chiamata a valutare la vicenda, è andata ben oltre la richiesta di 4 anni e sei mesi invocata dalla pubblica accusa, rappresentata dalla pm Rosaria Petrolo, infliggendogli dieci anni di reclusione.
Non appena saranno depositate le motivazioni (entro 15 giorni), l’avvocato difensore Biagio Palamà che aveva puntato a ottenere una riqualificazione del reato in lesioni, valuterà il ricorso in appello. 
A nulla dunque sono valse le scuse dell’uomo che nella precedente udienza, oltre a invocare il perdono alla vittima e ai suoi familiari, davanti alla giudice, spiegò di aver agito senza immaginare l’effetto che avrebbero avuto quei colpi inferti durante la colluttazione. Insomma, secondo la sua versione, non aveva alcuna intenzione di uccidere.
Certo è che, il malcapitato, in seguito all’aggressione avvenuta all’interno del parcheggio dell’area di servizio Ip sulla strada che conduce verso la marina di Torre Suda, fu trasportato in ospedale in stato comatoso. Le sue condizioni erano gravissime e stando alle indagini svolte dai carabinieri, Palamà avrebbe inveito contro di lui, anche quando era riverso a terra, in una pozza di sangue, e fu scongiurato il peggio solo grazie all’intervento di un altro individuo.
Qualche ora più tardi, i militari della stazione locale, intervenuti sul posto insieme ai colleghi della sezione radiomobile di Casarano, rintracciarono il responsabile in casa e, su disposizione della sostituta procuratrice Maria Vallefuoco, lo accompagnarono nel carcere di “Borgo San Nicola” con l’accusa di tentato omicidio.
Dopo tre giorni, al termine dell’interrogatorio, la gip Laura Liguori gli concesse i domiciliari. Ora l'uomo è in libertà e ha come unico obbligo quello di presentarsi alla polizia giudiziaria. 
La sentenza ha riconosciuto alla vittima e ai suoi familiari, parte civile con l’avvocato Salvatora De Lorenzis, il risarcimento del danno in separata sede.

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