Cronaca

Alloggio popolare al boss, il gup: "Macroscopica violazione di legge di Marra"

Depositate le motivazioni della sentenza con cui, l'ex sindaco di Squinzano, Gianni Marra, è stato condannato a quattro mesi

LECCE – “Marra, cosciente dell’esistenza di un iter diverso e ben più articolato di quello da lui adottato per l’assegnazione di alloggi popolari, e cosciente del fatto che seguendo l’iter imposto dalla legge non avrebbe mai potuto assegnare un alloggio popolare al Pellegrino, ha dunque volontariamente violato le norme di riferimento, ricorrendo impropriamente ed arbitrariamente ad un istituto – quello della requisizione – straordinariamente messo a disposizione degli amministratori per soddisfare finalità pubbliche e non certo private”. E’ questo uno dei passaggi chiave della sentenza con cui l’ex sindaco di Squinzano, Gianni Marra, è stato condannato a quattro mesi (pena sospesa e non menzione nel casellario) per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sull’assegnazione di un alloggio popolare al boss Antonio Pellegrino.

“Si deve constatare – scrive il gup Michele Toriello – che nel caso di specie non può dirsi in alcun modo raggiunta la prova che il Pellegrino abbia fatto insorgere o abbia rafforzato nel Marra il proposito criminoso: egli si limitò a rappresentare la propria esigenza abitativa al Sindaco, e questi – in totale ed indiscutibile autonomia – scelse tempi e soprattutto modi di soddisfazione di quell’istanza”. Nessuna pressione dunque da parte di Pellegrino, uscito dal carcere nel 2010 dopo aver scontato una lunga condanna. Il figlio di “Zu Peppu”, ritenuto un nome di spicco della Sacra corona unita, si sarebbe limitato a reiterare la sua richiesta, senza alcuna pressione o condotta illecita, motivo che ha portato alla sua assoluzione.

L’ex sindaco, invece, scavalcando le leggi e ogni iter amministrativo, avrebbe deciso di requisire concedere l’alloggio. “Nel caso di specie si è in presenza di una macroscopica violazione di legge, non potendosi neppure astrattamente ipotizzare che un amministratore di lungo corso quale il Marra, data la sua esperienza e la sua specifica competenza professionale (come Sindaco e, in precedenza, come Consigliere provinciale), non abbia compreso che le leggi che disciplinano l’istituto che egli stava applicando (un importante strumento operativo affidato al sindaco in presenza di “gravi necessità pubbliche”) non consentivano una requisizione ed una assegnazione ad personam (volta peraltro ad alleviare il disagio di un singolo cittadino, e non certo a fronteggiare una grave necessità pubblica ovvero un grave pericolo che minaccia l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana)”.

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