Sequestro della discarica di amianto, Casili: "Revocare l'autorizzazione"

Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura per alcune irregolarità riscontrate

Immagine di repertorio.

LECCE - Sottoposta a sequestro la discarica di amianto in contrada Vignali Castellino, nei pressi di Galatone. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura, riguarda l’impianto, che accoglie l’amianto proveniente da tutto il Sud Italia, per il pericolo concreto di  dispersione di fibre cancerogene nell'aria. Una consulenza tecnica ha evidenziato presunte irregolarità nello smaltimento dell'amianto e sui quantitativi di stoccaggio. Nel registro degli indagati è stato iscritto il nome del legale rappresentante dell società che gestisce l'impianto.

Sulla vicenda interviene Cristian Casili, consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle e vicepresidente della V Commissione Ambiente,  che in passato si è occupato direttamente della discarica Rei: "Ricordo che in una delibera provinciale del 2014 fu stabilito che l'amianto doveva arrivare solo dalla provincia di Lecce di comune accordo con i Comuni di Galatone e Nardò.”

Tuttavia, in una relazione di autocontrollo annuale dell'azienda di febbraio 2014 e relativa all'attività di smaltimento del 2013 la ditta Rei dichiara che, proprio nel 2013, i conferimenti di materiali da costruzione contenente amianto sono risultati complessivamente inferiori rispetto a quelli del 2012 attestandosi su un quantitativo poco superiore alle 4000 tonnellate e che, oltre l'80 per cento di questi materiali, proviene dalle province di Lecce, Brindisi e Bari, mentre una aliquota minoritaria (meno del 20 per cento) è di provenienza extra regionale.

“Dalle indagini della Procura - commenta Casili - sembra che un quarto degli imballi a protezione del materiale contenente amianto stoccato nella discarica, che ricordo si trova a poca distanza tra l'abitato di Nardò e Galatone, è risultato danneggiato perdendo, quindi, di fatto la sua capacità di isolare le fibre cancerogene di asbesto. Ma oltre a questa gravissima inadempienza, oggetto di accertamento della magistratura, vorrei ricordare che già l'Arpa, nel verbale redatto in seguito all'ispezione di controllo avvenuta a novembre e dicembre 2014, rilevò diversi inadempimenti da parte della REI tra cui alcuni particolarmente gravi.”

Il consigliere cinquestelle ricorda come nel suddetto verbale ARPA si evidenziasse il mancato rispetto della periodicità bimensile prescritta nell'AIA per il monitoraggio delle emissioni diffuse; il mancato funzionamento della centralina meteo; la mancata istituzione del registro dei controlli mensili del volume di percolato prodotto; il mancato campionamento del percolato prodotto del III semestre 2014; la mancata realizzazione della cabaletta perimetrale del corpo discarica; la mancate tracciabilità dell'intervallo di tempo tra deposizione rifiuti e ricopertura degli stessi.
“Sappiamo che la misura di sequestro preventivo è una misura provvisoria - prosegue il consigliere salentino - ma la tutela della salute dei cittadini di un comprensorio di oltre 50 mila abitanti viene prima di tutto; non è quindi sufficiente, come sostiene l'avvocato Fritz Massa in difesa della Ditta Rei, adempiere alle prescrizioni disattese fino ad ora in modo così pesante da parte dell'azienda, ma occorre promuovere un procedimento di revoca dell'autorizzazione unica e successiva messa in sicurezza dell'impianto.  Inoltre, alla luce del provvedimento giudiziario appare paradossale l’ampliamento concesso dalla Provincia di Lecce, che ha tra i vari compiti anche quello di ispezione e controllo alla suddetta azienda Rei. Un ampliamento - incalza Casili - che porta l'impianto a 5,5 volte le dimensioni originarie. Credo che la politica a più livelli, dalla Regione, Provincia e Comuni debba mettere una pietra tombale su tipi di impianto come questo e ancor più deve essere ferma di fronte a gravi inottemperanze perpetrate durante la gestione degli stessi. I cittadini - conclude - non possono continuare a pagare con la propria salute.”

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