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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Cronaca

Controllava la ex anche con le telecamere, a processo un imprenditore

Il giudice ha respinto l’istanza di patteggiamento a un anno e 5 mesi e ha disposto il rinvio a giudizio dell’imputato. Le accuse: maltrattamenti e stalking

LECCE - Ha provato a patteggiare un anno e cinque mesi di reclusione per i reati di maltrattamenti e stalking nei riguardi della ex moglie. Ma il giudice Sergio Tosi, questa mattina, ha rigettato l’istanza avanzata dall’imputato, un 48enne del Leccese (di cui omettiamo le generalità per proteggere la privacy della vittima), ritenendo la pena inadeguata e l’ha rinviato a giudizio. 

Nel processo, che inizierà il 12 aprile, l’uomo, assistito dall’avvocato Fulvio Pedone, dovrà difendersi dalle numerose accuse contenute nell’inchiesta condotta dalla sostituta procuratrice Erika Masetti. In aula, ci sarà anche la persona offesa, che oggi si è costituita parte civile con l’avvocato Silvio Verri.

Sia nel periodo della convivenza, sin dall’inizio nel 2003, che dopo la fine della relazione, nella primavera del 2021, quest’uomo non avrebbe perso occasione di mortificare la donna, accecato dall’idea che questa avesse relazioni extraconiugali, anche con alcuni dipendenti della loro società, e a volte anche sotto l’effetto di alcol.

Sarebbe arrivato perfino a creare un gruppo su whatsapp inserendo la malcapitata, la sorella di quest’ultima e un’altra donna, per “denunciare” i presunti tradimenti. Sul gruppo aziendale, le avrebbe invece rivolto frasi di questo tenore: “Apri gli occhi, ti sto avvisando, ora la goccia è traboccata… pubblico un video su tutti i social e su tutti i gruppi su quanto sei…”, dandole pesantemente della poco di buono e accusandola anche di aver sottratto soldi dalla società.

Nel copione, non sarebbero mancate le minacce di morte, attraverso messaggi al telefono: “Ora uccido qualcuno”; “o ti tappi la bocca o te la chiudo io, tu non chiamerai più i miei collaboratori... vietato... sennò ti giuro ca te nfoco nella piscina […] e dico ca a catuta…”; “ti annego nella piscina se non ti comporti bene”. E ancora: “Ti ammazzo e ti butto nel bunker... così non ti trova più nessuno. Non vali niente, la società è mia e può funzionare meglio senza di te”;  “ti faccio morire di fame”.

Nell’estate del 2020, inoltre, le avrebbe impedito di entrare in casa per almeno due ore. Dopo la separazione, le cose non sarebbero migliorate. Sempre secondo l’accusa, in una circostanza, l’imprenditore si sarebbe appostato dietro al muretto del giardino di casa della ex, attendendone il rientro, per poi accusarla di aver incontrato un altro uomo e tirandole un ceffone sul volto. Avrebbe inoltre monitorato i suoi spostamenti anche tramite le telecamere di sicurezza aziendale indirizzate verso la sua abitazione.

La replica della difesa

L’avvocato Fulvio Pedone, in merito all'udienza odierna, ha voluto fornire la propria versione. Spiegando che il capo d'imputazione “è stato completamente ridimensionamento da quanto emerso dalle attività investigative difensive, al punto che è stato smentito per molti aspetti il quadro indiziario rappresentato dalla persona offesa", facendo riferimento a parole espresse dallo stesso pubblico ministero. E aggiungendo: “Ci saremmo aspettati un’udienza preliminare meno frettolosa, nel corso della quale anche il giudice avesse potuto approfondire il modificato quadro indiziario. Per fortuna avremo modo di farlo il 12 aprile prossimo venturo, sperando che finalmente si presti su questo caso di utilizzo strumentale della giustizia penale, la dovuta attenzione. Attenzione giudiziaria indispensabile anche e soprattutto alla luce della severità sanzionatoria connessa ai reati di violenza di genere”.

“Abbiamo dimostrato, difatti - prosegue il legale - , che la persona offesa in questa triste storia è il vero carnefice. Per ragioni di mero interesse economico la donna (la persona offesa per intenderci) ha dapprima 'depredato' l’azienda del marito (per questo c’è un procedimento penale in corso che la vede indagata per appropriazione indebita aggravata e truffa), poi ha tentato vanamente di impossessarsi dell’azienda del marito ricorrendo al tribunale delle imprese regionale, ed infine, dopo una sonora soccombenza a Bari, sfruttando alcuni messaggi diffamatori, ha coltivato una denunzia strumentale per maltrattamenti aggravati e stalking che non perde occasione di fare veicolare sui mass media ogni volta che ne ha l’occasione”.

“È mai possibile - aggoiunge l'avvocato Pedone - che una donna maltrattata e vittima di stalking rimanga a vivere arbitrariamente all’interno dell’azienda dell’ex marito (che abita a 20 metri) e continui regolarmente a fare il bagno nella sua piscina? Rifiutando di ricevere in donazione dallo stesso marito una villa dove trasferire la propria dimora?” 

“Le telecamere cui si fa riferimento sono le telecamere di sicurezza dell’azienda del marito da dove la donna non vuole andare via, nonostante il provvedimento della separazione disponga il suo trasferimento, nonostante esista un giudizio di possessoria per la sua occupazione abusiva e, nonostante, ovviamente il processo per maltrattamenti e stalking”, conclude il legale.

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