Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

L’azienda “Sica” di traverso alla regionale 8. Scade l’ultimatum

La lunga attesa degli operai sull'ok per l'avvio dei lavori dovrebbe concludersi oggi. Ma un'azienda torna all'attacco, presentando diffida: Via scaduta e carenza delle autorizzazioni. "Non basta la firma del contratto"

LECCE - E’ atteso nelle prossime ore il parere degli uffici regionali in merito alla possibilità di superare lo scoglio burocratico (ovvero la valutazione d’impatto ambientale scaduta, Via) che impedisce la cantierizzazione della strada regionale 8. L’infrastruttura deputata a collegare Lecce con San Foca, passando per Vernole, sta per compiere il proprio 25esimo anno di stop, nonostante il finanziamento pubblico di 55 milioni di euro che l’azienda edile (gruppo Palumbo) ha diritto di riscuotere, interessi compresi.

Più di 200 operai con la cassa integrazione agli sgoccioli, attendono pazientemente lo scadere “dell’ultimatum” di 48 ore concordato da sindacati e assessori regionali, durante l’ultimo incontro a Bari. E per l’occasione hanno deciso di rimandare a domani la prevista assemblea presso il cantiere di Sternatia. In attesa di “buone nuove”.

Nel frattempo però, una delle aziende interessate dall’esproprio dei terreni lungo il tracciato, la Sica srl - già ricorrente presso il Tar di Lecce contro gli atti approvati del progetto - ha presentato diffida ai vertici regionali (compresi gli assessori competenti, il presidente Nichi Vendola ed il responsabile dell’avvocatura Vittorio Triggiani) ed al responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Vernole. La nuova azione legale prende l’avvio dalle presunte carenze nelle autorizzazioni necessarie all’avvio dei lavori, supportate dalla tesi secondo cui, la Via sarebbe abbondantemente scaduta nell’aprile 2011.

Nel caso specifico, secondo l’avvocato Tommaso Millefiori che ha firmato l’atto, si applica la normativa regionale che impone una validità triennale della Via rilasciata dal “settore ecologia” della Regione nell’aprile 2008. Non quella nazionale, dunque, che fa scadere l’autorizzazione dopo 5 anni.

La diffida elenca delle “gravissime carenze negli atti approvati”, mentre per la cantierizzazione dell’infrastruttura “sembrano sufficienti il finanziamento e la sottoscrizione del contratto d’appalto, in barba a tutti i vincoli che presidiano le aree interessate”. In particolare mancherebbero: il parere paesaggistico della giunta regionale; la previa autorizzazione paesaggistica e l’attestazione di compatibilità paesaggistica; nonché la famosa Via. Proprio in virtù di queste lacune, i lavori sono già stati fermati dall’ufficio tecnico comunale di Vernole.

Rispetto, poi, ad una presunta dichiarazione rilasciata dall’assessore alle Opere pubbliche, Fabiano Amati secondo cui bisognava solo verificare se l’ autorizzazione paesaggistica fosse assorbita, o meno, dalla Via, il legale Millefiori sottolinea “l’insussistenza” di tale assorbimento.

Infine la questione della validità temporale della Via. “La questione è stata da tempo risolta dal competente ufficio regionale – si legge – ed il regime quinquennale si applica solo ai procedimenti avviati successivamente al decreto legislativo del 16 gennaio 2008”.

La stessa entrata in vigore del Codice dell’ambiente, in buona sostanza, non avrebbe provocato la disapplicazione delle norme regionali. Per quanto riguarda, infine, la sentenza sfavorevole del Tar del settembre 2012 che sembrava propendere per l’applicazione della normativa nazionale, questa “è destinata a essere superata”. Lo studio legale trova conferme anche nella posizione del Consiglio di Stato e nella disciplina dei rapporti Stato- regioni, spiegando che le eventuali divergenze andrebbero risolte facendo prevalere la disciplina più rispettosa dell’ambiente. Quindi, ancora una volta, “quella regionale”.

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