Strage: "Veronica Capodieci segnata per sempre". E Parato non riesce a deporre

Nuova udienza per gli attentati di Torre e Brindisi in cui è accusato il copertinese Vantaggiato. Il suo ex socio con danni permanenti: "Ho bisogno delle attrezzature". Il primario sulla ragazza gravemente ferita: "Futuro segnato"

BRINDISI – E’ ripreso oggi il processo a carico di Giovanni Vantaggiato, 69enne, copertinese, l’imprenditore nel ramo carburanti arrestato perché ritenuto – anche per sua stessa ammissione – l’autore della strage davanti all’istituto “Morvillo Falcone” di Brindisi del 19 maggio 2012. Oggi – con Vantaggiato che continua a registrare assenze in aula - c’era attesa soprattutto per la deposizione del suo ex socio in affari, Cosimo Parato, di Torre Santa Susanna, già vittima di un attentato avvnuto il 24 febbraio del 2008, con un ordigno collocato sulla sua bicicletta.

La vendetta contro Parato sarebbe, sostanzialmente, il movente di tutto. Prima Vantaggiato cercò di ucciderlo, ritenendolo autore di una truffa ai suoi danni da 300mila euro con forniture di gasolio non pagate. Poi avrebbe fatto esplodere la bomba artigianale davanti all’istituto come monito verso i giudici, perché sarebbero stati poco severi nei confronti dello stesso Parato, nel verdetto di primo grado. L’istituto sorge proprio alle spalle del tribunale.

Parato, da quel giorno, ha cambiato la vita. E’ rimasto menomato e oggi, pur presentandosi in aula, a Brindisi, presso l’aula “Metrangolo” dellla Corte d’assise, non ha potuto deporre. “Non riesco, ho bisogno di tutta l'attrezzatura per la mia nutrizione”, ha detto il torrese, come riportato dall’Ansa. “La prossima volta vengo con tutto l'occorrente”. Il pm della Dda di Lecce, Guglielmo Cataldi, intendeva chiedere a Parato di svolgere una ricostruzione dell’episodio ai suoi danni. Ma i problemi fisici permanenti non gli permettono di avere la dovuta autonomia e dovrà quindi ritornare a testimoniare il 14 marzo.

Sul caso di Parato, le indagini portarono già all’epoca a sospettare di Vantaggiato. “Nel 2008 –ha spiegato il pm Cataldi, come riporta l’Ansa - furono disposte intercettazioni sulle utenza nella disponibilità di Giovanni Vantaggiato, ma diedero esito negativo”. All’epoca, presso la stazione dei carabinieri di Torre Santa Susanna, il comandante era il luogotenente Francesco Lazzari. Si occupò in prima persona delle indagini, con sopralluoghi in immobili di Vantaggiato, proprio su indicazione di Parato, e sullo yacht dell’imprenditore copertinese ormeggiato a Porto Cesareo. Non furono però trovati elementi per incriminarlo. Solo dopo la confessione dello stesso Vantaggiato, in seguito all’attentato di Brindisi, è venuta a galla la verità anche sul primo episodio.

Non sono mancati momenti di commozione, poi, quando in aula si sono presentate le sorelle Veronica e Vanessa Capodieci, di Mesagne. Se un’altra studentessa, la 16enne Melissa Bassi, morì subito dopo l’esplosioni, loro rimasero ferite. Soprattutto Veronica ha riportato lesioni di una tale gravità che, nei convulsi momenti che seguirono la devastazione, si diffuse persino la voce, riportata e poi smentita da quasi tutti i notiziari  italiani, che fosse morta.

“Andiamo a scuola, ma la nostra vita è cambiata per sempre”, hanno detto le sorelle. In aula era presente anche Antonio Di Lonardo, primario del centro ustioni dell'ospedale di Pisa, dove Veronica è rimasta in cura per lungo tempo, letteralmente strappata alla morte. “Le ferite non saranno cancellabili”, ha detto il medico. “E’ una ragazza giovane che ha una vita davanti ma che dovrà convivere con lesioni che non possono essere cancellate. La sua gabbia toracica fu devastata, era intossicata quando è arrivata a Pisa, correva un rischio gravissimo. Ora, oltre al resto, ha notevoli limitazioni alla funzionalità della mano sinistra”.

“Il suo futuro è segnato da questo evento - ha concluso il primario, come raccontato dall’agenzia Ansa - non potrà mai tornare come prima”. La psicologa del Niat dell'ospedale Perrino di Brindisi, Maria Rita Greco, rispondendo alle domande degli avvocati di parte civile Andrea Martina e Alessandro Medico, ha poi aggiunto: “Veronica viveva una condizione di regressione come se stesse cercando di difendersi. Tuttora è in cura. Sono condizioni psicologiche che segnano in maniera piuttosto definitiva la psiche. Stiamo cercando di far sì che non ci siano modifiche della personalità con connotazioni patologiche”.

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“Vanessa - ha invece detto riferendosi alla sorella maggiore - oltre al trauma legato all'evento era provata dal fatto di aver vissuto in prima persona l'accaduto dovendo soccorrere la sorella Veronica. Ho riscontrato un senso di colpa nei confronti della sorella, perché si sentiva responsabile di non averla abbastanza protetta. Entrambe hanno avuto anche difficoltà a scuola”. La loro vita, insomma, rischia di essere segnata per sempre. Solo per essersi ritrovate al posto sbagliato, nel momento sbagliato, di un giorno che la memoria collettiva serberà per sempre con un senso di orrore. 

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