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Giovedì, 25 Aprile 2024
Cronaca Taurisano

Operaio stritolato nel macchinario, condannato a sette anni l’imprenditore Scarlino

La pena più alta per l'amministratore del salumificio di Taurisano, quattro anni per il fratello. Il reato riqualificato in omicidio colposo con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Assoluzioni e prescrizioni per gli altri imputati. Il decesso nell'agosto del 2013

TAURISANO – Due solo condanne, ma con un peso specifico importante, e per il resto assoluzioni o prescrizioni. S’è concluso così il lungo processo per arrivare a una definizione, nel primo grado di giudizio, delle responsabilità per la morte di Mario Orlando, l’operaio di Taurisano che, a 51 anni, il 30 agosto del 2013, rimase stritolato tra le pale di un’impastatrice all’interno del noto salumificio Scarlino.

Per quella vicenda in sette rispondevano inizialmente di morte come conseguenza di altro reato e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Il primo capo d’imputazione, però, è stato riqualificato in omicidio colposo con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e per tale motivo l’amministratore unico dell’azienda, Attilio Scarlino, 61enne di Taurisano, è stato condannato a sette anni di reclusione. Il fratello Antonio, 52enne, che in azienda riveste l’incarico di delegato alla sicurezza interna, invece, dovrà scontare quattro anni.

Per il secondo capo d’imputazione entrambi i fratelli sono stati assolti per non aver commesso il fatto per il secondo comma, cioè “se dal fatto deriva un disastro o un infortunio”, mentre è intervenuta la prescrizione per il primo comma, che punisce “chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia”. Il dispositivo della sentenza emesso dalla giudice Elena Coppola prevede anche il risarcimento delle parti civili, cioè la moglie, i due figli e i sei fratelli di Orlando, in separata sede. Per moglie e due figli, inoltre, una provvisionale di 50mila euro ciascuno. Infine, Attilio Scarlino è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, mentre Antonio per cinque anni.

Assoluzioni e prescrizioni

Gli altri imputati, per gli stessi reati, erano: Luigi De Paola, 53enne di Ruffano, capo reparto produzione; Roberto Vocino, 54enne e Fred Sprenger, 60enne, residenti in Germania e tecnici dell’impresa produttrice del macchinario Inotec in cui è deceduto Orlando, infine gli operai manutentori Antonio Scarlino, 70enne (omonimo del responsabile della sicurezza) e Massimo Rizzello, 41enne, entrambi di Taurisano. Per tutti, assoluzioni e non luoghi a procedere, laddove è intervenuta la prescrizione. Non luogo procedere, come scontato che fosse, anche per Daniele Carangelo, operaio 45enne di Taurisano, imputato per false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento (avrebbe mentito agli inquirenti per tutelare il datore di lavoro), per il quale già il pubblico ministero Carmen Ruggiero aveva rilevato l’intervenuta prescrizione all’atto delle richieste di condanna.

Le indagini furono condotte dagli investigatori del commissariato di polizia di Taurisano. Il successivo esame autoptico evidenziò la morte atroce dell’operaio, stritolato dalle lame dell’impastatrice. Il corpo fu rinvenuto all’esterno del macchinario, dopo essere stato rimosso da alcuni colleghi intervenuti per rianimarlo. Purtroppo, però, Orlando era ormai già deceduto. Un morte dovuta, si disse nel corso dell’indagine, anche per via della rimozione dei sistemi di sicurezza del macchinario Inotec Im 3000, di fabbricazione tedesca e di nuova generazione, perché non vi fossero interruzioni nella produzione.

L'azienda pronta all'appello

L’azienda, in una nota diffusa a margine della sentenza, ha sottolineato la caduta dell’originaria ipotesi dolosa, quindi l’assoluzione per non avere commesso il fatto circa la rimozione delle cautele contro gli infortuni sul lavoro, quale causa diretta della morte. “La rimozione delle cautele antinfortunistiche, infatti, non avrebbe avuto alcuna incidenza causale sulla produzione dell’evento”, riporta il comunicato. E annuncia che la difesa, si riserva di ricorrere in appello, una volta note le motivazioni, che saranno depositate entro novanta giorni. 

Facevano parte del collegio difensivo gli avvocati Amilcare Tana, Andrea Sambati, Vito Epifani, Alfredo Gatto, Stefano Orlando e Donata Perrone. I familiari di Oltrando erano assistiti dagli avvocati Vincenzo Venneri, Giacinto Mastroleo e Laura Parrotta. 

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