Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Tentata estorsione al Livello 11/8: chiesta condanna per la presunta vittima

La Procura ha chiesto l'assoluzione per Roberto Napoletano e un anno per Cesare Dell'Anna, accusato di favoreggiamento

LECCE – Colpo di scena nel processo sulla presunta tentata estorsione avvenuta al Livello 11/8. L’accusa ha chiesto l’assoluzione per Roberto Napoletano, 29enne di San Pietro Vernotico, ma residente a Squinzano, accusato di tentata estorsione aggravata nei confronti di Cesare Dell’Anna (assistito dall'avvocato Roberto Rella), noto musicista surbino. A processo è finito, con l’accusa di favoreggiamento, anche lo stesso Dell’Anna, per cui la Procura ha chiesto la condanna a un anno.

Napoletano era stato arrestato a gennaio del 2015, ma il Tribunale del Riesame, accogliendo l’istanza dell’avvocato Antonio Savoia, aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti. L’uomo, secondo l’accusa, nella notte di Halloween del 2013 si sarebbe presentato armato al "Livello 11/8" di Trepuzzi, per farsi consegnare i contanti da Dell'Anna. In sede di interrogatorio di garanzia Napoletano spiegò al gip di aver partecipato alla serata musicale, ma di non aver commesso alcun illecito. A settembre era stata eseguita nei suoi confronti una nuova misura cautelare.

Secondo l’ipotesi accusatoria Napoletano, col “fine di procurarsi un ingiusto profitto, la notte dell’1 novembre 2013, presso il locale 11/8 di Trepuzzi, mentre era in corso un concerto, si presentò in compagnia di altri soggetti, non identificati, e dopo aver preteso di parlare con Cesare dell'Anna, gestore del locale, con l'ausilio di una pistola e colpendo lui e un suo amico, accorso per difenderlo, con testate e schiaffi, chiese insistentemente l'elargizione di una somma imprecisata di denaro”.

L’ordinanza di custodia cautelare fu annullata dal Riesame che confutò l’ipotesi accusatoria a seguito delle indagini difensive svolte dall'avvocato di Roberto Napoletano. Secondo quanto ricostruito da queste ultime, infatti, Napoletano si trovava quella sera all'interno del locale con un’amica. Inoltre si evidenziò che Napoletano fu coinvolto suo malgrado in una rissa, che vide implicate molte persone, nella zona antistante l'ingresso del locale.

Le ulteriori indagini eseguite dal pubblico ministero e dall'aliquota operativa dei carabinieri di Campi avevano consentito di confermare, con altre prove a carico, il costrutto accusatorio, e di confutare la tesi difensiva. Tra l'altro, era stato appurato che la rissa non ci fu: lo sostengono numerosi testimoni, tra cui l'intera security, e non vi è traccia nel sistema di videosorveglianza del locale. In più, in un dialogo intercettato tra Napoletano e sua moglie, si evince come la tesi difensiva non fosse genuina.

La vittima che, aveva sottolineato il gip, anche in questa seconda fase d'indagine, pure in merito a fatti marginali rispetto al nucleo centrale degli eventi, continuò a non collaborare alle investigazioni. Da qui l’accusa di favoreggiamento e, di conseguenza, la fragilità dell’impianto accusatorio, che ha portato alla chiesta di assoluzione da una parte e di condanna dall’altra.

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