Travolse e uccise un ciclista con l'auto, sconto di pena in secondo grado

Vent'anni la pena inflitta in appello ad Andrea Taurino, condannato in abbreviato all'ergastolo per la morte di Franco Amati

LECCE – Sconto di pena in appello per Andrea Taurino, il 34enne accusato della morte del 67enne Franco Amati, e del tentato omicidio di Ugo Romano, 61 anni, entrambi di Lecce, avvenuti in un tragico pomeriggio di gennaio in via Monticelli a Casalabate. Omicidio volontario, lesioni personali e omissione di soccorso le imputazioni a carico dell'imputato per cui il pubblico ministero Giovanni Gagliotta (titolare delle indagini e ora alla procura generale) ha chiesto la conferma del carcere a vita, già emessa nel giudizio abbreviato dinanzi al gup Vincenzo Brancato. I giudici della Corte d’assise d’appello hanno riformato la sentenza, riducendo la condanna a 20 anni di reclusione per l’imputato, assistito dall’avvocato Marco Pezzuto.

Dopo la convalida dell’arresto da parte del gip Cinzia Vergine, il Riesame aveva respinto l’istanza di scarcerazione di Taurino. Anche la Cassazione ha poi respinto il ricorso, ritenendolo infondato e confermando i gravi indizi di colpevolezza in merito all’omicidio volontario. Al gip l’indagato fornì la propria versione dei fatti, chiedendo scusa ai famigliari della vittima e spiegando di aver assunto dell’eroina la mattina dell’incidente.

La sua, del resto, è un’esistenza contraddistinta dalla dipendenza della droga. Taurino ha negato di aver avuto una discussione con i ciclisti (come confermato dallo stesso Romano), dopo aver superato i due amici, sarebbe tornato indietro continuando a sbandare con l’auto. Sotto l’effetto della droga avrebbe perso il controllo dell’auto travolgendo Amati e Romano. L’uomo ha quindi smentito di aver volontariamente sterzato verso i due amici in bicicletta, come invece dichiarato dal superstite.

Un racconto che, dopo essere analizzato e vagliato in fase d’indagine, non ha trovato riscontro negli inquirenti. Il pubblico ministero Giovanni Gagliotta ha affidato all’ingegnere Lelly Napoli, uno dei massimi esperti in materia, il compito di ricostruire la dinamica dell’incidente. Secondo l’esperto non vi sarebbero segni di frenata e non è possibile ipotizzare che l’auto abbia sbandato. I segni sulla parte anteriore sinistra, sull’abitacolo deformato e il parabrezza sfondato dell’auto hanno evidenziato la violenza di un impatto frontale dopo l’inversione di marcia, come riferito dallo stesso Romano. Il 61enne, vivo per miracolo, subì diverse ferite e fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico per ricucire l’orecchio che si era staccato quasi di netto.

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Taurino fu arrestato al termine di una vera e propria caccia all’uomo condotta dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, sotto la guida del capitano Biagio Marro. Da alcuni frammenti di auto e dalle prime testimonianze i militari tracciarono subito un profilo dell’auto utilizzata e del conducente. In poche ore riuscirono a risalire all’identità del 33enne e attesero che facesse ritorno nella propria abitazione in contrada Provenzani. L’uomo era al volante di una vecchia Fiat 500 intestata a un cittadino dello Sri Lanka e in uso alla madre (e poi risultata rubata). Alla vista de carabinieri tentò un’inutile fuga, ma fu bloccato e condotto in caserma e poi in carcere.

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