Trovato con un grammo di cocaina e licenziato: il giudice fa reintegrare l’operaio

Un magazziniere di Leverano, in servizio presso una società di Lecce, riprenderà il suo posto: lo ha stabilito il Tribunale del lavoro

Foto di repertorio.

LECCE – Trovato in possesso di un grammo di cocaina, un operaio perse il lavoro. Ma il giudice del Tribunale del lavoro lo fa ora reintegrare. Si è conclusa con un breve processo la vicenda cominciata nel mese di giugno dello scorso anno quando i militari dell’Arma hanno eseguito un controllo in casa di un anziano, a Leverano, per accertare che i due fucili legalmente detenuti fossero custoditi secondo la legge.

Quelle armi, però, non erano in casa: il proprietario le deteneva in casa del proprio figlio. Così i carabinieri hanno spostato la verifica in casa di quest’ultimo. Oltre ai fucili da caccia, però, spunta anche un grammo di cocaina. L’operaio, dipendente come carrellista e magazziniere in una ditta del capoluogo salentino, è stato arrestato. Ma l’azienda, appresa la notizia delle manette, lo licenzia. L’operaio, essendo l’unico a lavorare in famiglia, si è rivolto agli avvocati Maria Rosaria Valerio e Marco Romanello del Foro di Lecce. I due legali si appellano al fatto che l’arresto è avvenuto non in circostanze professionali: né in orario, né sul luogo di lavoro. La piccola dose di stupefacente, hanno spiegato, era per uso personale e i fucili non suoi, bensì dell’anziano padre.

La ditta presso cui è impiegato si è però rifiutata di riassumerlo. Anzi, lo hanno invitato ad accettare il licenziamento, ricevendo 12 mensilità per l’intero anno successivo. Ma l’operaio continua la sua battaglia, volendo soltanto lavorare. Giorni addietro, il verdetto: il giudice Amato Carbone, della Sezione lavoro del Tribunale del capoluogo salentino, ha infatti dichiarato illegittimo il licenziamento dell’uomo. Ha pertanto obbligato la società a reintegrare il dipendente e l’ha condannata al pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dei mesi in cui il magazziniere non ha potuto prestare servizio. Per il giudice, dunque, la condotta privata della vita del dipendente, non deve incidente sul vincolo fiduciario con il proprio datore.

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