Uccise un 73enne dopo la rapina, in appello la riforma della condanna

I giudici hanno riqualificato il reato contestato da omicidio volontario a preterintenzionale, riducendo la pena a sette anni

LECCE – Condanna a sette anni di reclusione per Valentina Piccinonno, la 34enne leccese accusata dell’omicidio di Salvatore Maggi, 73enne di Monteroni di Lecce. I giudici hanno riqualificato il reato, come chiesto dalla difesa dell’imputata, assistita dall’avvocato Ladislao Massari, da omicidio volontario a preterintenzionale. La pena inflitta, pertanto, è scesa da 16 a sette anni di reclusione. La Procura generale aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado, in cui la 34enne è stata giudicata in primo grado con il rito abbreviato. Sulla pena ha influito la parziale incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti riconosciuta all'imputata dopo una perizia psichiatrica. I parenti della vittima, assistiti dall'avvocato Roberto Rella, si sono costituiti parte civile. Nei loro confronti il giudice ha stabilito un risarcimento. 

Il 28 giugno 2015 Piccinonno fu arrestata per evasione e indagata per l’omicidio volontario commesso per eseguire una rapina. La violenza, infatti, consistita nel percuotere ripetutamente l’anziano con pugni e calci e con un oggetto contundente in varie parti del corpo, fu accertata come finalizzata ad una rapina. La giovane donna, in quell’occasione, si impossessò dei vari oggetti in oro indossati dalla vittima e del suo portafogli contenente documenti.

L’indagine iniziò quando la Piccinonno, dopo l’omicidio, fu fermata per un controllo da una Volante nella zona 167 di Lecce mentre era a bordo di una Fiat Panda, di proprietà di Maggi, con la quale poco prima aveva causato un incidente stradale in Piazzale Rudiae. La donna fu sottoposta a perquisizione personale, e furono rinvenuti nel suo reggiseno gli oggetti in oro appartenenti alla vittima, che lei dichiarò di avere ricevuto in regalo dall’uomo in cambio di una prestazione sessuale. Nell’autovettura furono anche trovati alcuni indumenti sporchi di sangue.

In sede di interrogatorio la donna dichiarò di essersi allontanata da casa dopo un litigio con la madre e che dopo aver fatto un lungo tratto di strada a piedi per raggiungere l’abitazione di un suo parente, era stata avvicinata da un uomo anziano alla guida di una Fiat Panda grigia, che le offrì un passaggio invitandola anche a consumare una bevanda. Le indagini hanno riscontrato l’effettiva consumazione di una bevanda all’interno di un bar sulla strada che collega Monteroni ad Arnesano.

Sempre secondo la ricostruzione della donna, successivamente l’uomo avrebbe imboccato una strada di campagna iniziando a palpeggiarle il seno e mettendole nel reggiseno degli oggetti in oro. Giunti in un appezzamento di terreno Maggi avrebbe tentato di violentarla e lei avrebbe reagito sferrandogli calci e pugni, colpendolo ripetutamente. Subito dopo lo avrebbe lasciato sanguinante mettendosi alla guida dell’auto e cambiandosi gli indumenti intrisi di sangue.  Le testimonianze raccolte e i risultati dell’indagine avviata dalla squadra mobile hanno confutato le dichiarazioni rese in fase di interrogatorio dalla ragazza, facendo ipotizzare il reato di omicidio volontario.

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Le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio disposta dal pubblico ministero hanno evidenziato come il 73enne è deceduto a causa delle lesioni conseguenti a una o più cadute al suolo subite nel corso di una colluttazione o di un’aggressione. La stessa imputata nel corso dell’interrogatorio ha ammesso di avere colpito con violenza e anche con oggetti contundenti l’uomo.

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