Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Antichi ulivi arsi e aziende circondate dal fuoco: un tormento quotidiano

Ieri fiamme fra Acaya e Vernole e ai bordi della statale 16. Oggi nella zona industriale di Melpignano, fino alle porte di Cursi

LECCE – Dal cielo s’irradia un sole spietato, sulla terra bruciano fiamme ancor più implacabili. Il Salento, una delle bolge dantesche di quest’inferno che è diventato  il Sud Italia. Le fiamme dei roghi che divorano tutto, nella migliore delle ipotesi il riflesso dell’incuria, se non del crudele calcolo criminale dell’uomo. Piange il cuore nel vedere gli ulivi secolari, persino millenari, bruciati dal fuoco. Nei casuali disegni tracciati dalla mano di madre natura, tronchi e rami annodati paiono corpi e braccia sotto lo spasmo di un dolore vivo. Il legno, come carne che arde. Le urla, sembra quasi di sentirle.

Ieri i vigili del fuoco di Lecce sono riusciti a salvarne una decina, di antichi ulivi, nelle campagne fra Acaya e Strudà, in qualche caso calandosi persino all’interno di alcuni monumentali tronchi cavi. Qui, nel Vernolese, la terra ha donato alcuni fra gli esemplari più sorprendenti e longevi, veri testimoni di culture che si perdono nella notte dei tempi.

Ma è da giugno, forse da prima, che centinaia di ulivi in tutta la provincia stanno bruciando silenziosi. Come se non bastasse già il batterio xylella a piagarli. E in trincea, contro gli incendi, un manipolo di operatori combatte una battaglia che si dilata all’infinito, la stessa di ogni estate, e che forse non terminerà mai, se nel cuore delle istituzioni non trionferà una seria volontà di sconfiggere questo cancro dal volto oscuro e che rimanda quasi sempre alla mano dell’uomo.   

IMG-20170721-WA0033_1500659532871-2E non ci sono solo gli ulivi. Il fuoco minaccia le abitazioni, le aziende, rallenta il traffico e crea pericoli. Sempre ieri, per circa un’ora il tratto terminale della statale Maglie-Lecce, all’altezza di via Vecchia Lizzanello, è rimasto chiuso al transito. Personale Anas, pattuglie di polizia stradale, polizia locale e volanti della questura, hanno dovuto ergere una sorta di barriera per smistare le auto verso altri svincoli. Il fumo, nel pomeriggio, era così intenso da accecare. A fuoco, una deleteria combinazione di sterpaglie e rifiuti, le discariche abusive spalmate sui cigli della strada, altro sottoprodotto di uno stile di vita, quella contemporaneo, votato all’autodistruzione.

Non passa giorno, poi, che il fuoco appena spento da una parte non si riaccenda altrove. Oggi, zona industriale di Melpignano, sempre a ridosso della statale 16, un pomeriggio di un giorno da cani. L’estensione del rogo, nel primo pomeriggio, quando il sole martellava pesante sotto un’aria irrespirabile, talmente vasta che non sono bastate le squadre di Maglie dei vigili del fuoco. Sono dovute intervenire da Lecce e da Tricase, e, in supporto, anche sezione di protezione civile.

Diverse le aziende circondate e tenute sotto scacco da fiamme che hanno camminato spedite per chilometri, raggiungendo anche le porte di Cursi e intaccando un vivaio. E tutto questo quasi mai ha un nome, responsabilità delineate. Le rare volte che si riesce a scoprire qualcuno, se la cava con una denuncia o, al peggio, qualche giorno ai domiciliari. I carabinieri forestali hanno intensificato i controlli, certo, ma il Salento è vasto, la mappa di un’immensa campagna dove spuntano qua e là borghi e paesi, e al lavoro per prevenire gli incendi, spegnerli e magari pure indagare, sono sempre troppo pochi.

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