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Lunedì, 27 Giugno 2022
Cronaca Nardò

Vent’anni di abusi e sofferenze: ex marito condannato a 4 anni e 4 mesi

Emessa la sentenza nel processo abbreviato discusso oggi nei riguardi di un 43enne di Nardò. L’uomo, arrestato nel dicembre del 2021, è stato riconosciuto responsabile dei reati di violenza sessuale e maltrattamenti

NARDO' - Nei vent’anni di vita trascorsi insieme, l’avrebbe trattata come una nullità, sfogando su di lei rabbia e frustrazioni, spesso legate all’uso di alcol e sostanze stupefacenti, costringendola a rapporti sessuali, picchiandola anche quando era incinta.

In un’occasione, le avrebbe messo le mani attorno alla gola, causandole una crisi respiratoria, in altre circostanze, le avrebbe tumefatto un occhio e provocato la lesione del timpano. Sono questi alcuni dei passaggi cruciali dell’inchiesta sfociata, il 13 dicembre del 2021, nell’arresto in carcere di quest’uomo, un 43enne di Nardò (di cui omettiamo le generalità per tutelare la privacy della vittima), e oggi nella sua condanna.

Quattro anni e quattro mesi di reclusione gli sono stati inflitti dal giudice Alcide Maritati nel processo discusso col rito abbreviato. Rispondeva anche di stalking, in merito alle condotte persecutorie successive alla separazione (un mese prima dell'arresto), quando si sarebbe appostato più volte sotto casa della malcapitata, l’avrebbe inseguita per strada, le avrebbe inviato messaggi, e nel tentativo di convincerla a riallacciare la relazione avrebbe anche manifestato sia l’intenzione di suicidarsi che di ucciderla se si fosse legata a qualcun’altro.

Il reato di atti persecutori, come sollecitato dalla stessa difesa, rappresentata dagli avvocati Raffaele Benfatto e Francesca Conte, è stato “assorbito” da quello di maltrattamenti. Accusa questa che ha retto con quella di violenza sessuale.

Stando alle indagini, sin dal 2003, la donna avrebbe patito gravi sofferenze a causa del coniuge, ossessionato dall’idea che potesse avere relazioni con altri uomini, tanto da chiamarla più volte al giorno per verificare, anche attraverso il figlio, se si trovasse in casa, da imporle indumenti pesanti e accollati anche in piena estate, da impedirle di seguire diete dimagranti.  Non solo. L’imputato sarebbe arrivato anche a intimidirla con un fucile a canne mozze. E ancora, per ostacolare il percorso psicologico appena intrapreso, l’avrebbe minacciata di ritorsioni ai danni della psicoterapeuta (come quello di incendiarle l’autovettura).

La sentenza (le cui motivazioni saranno depositate entro sessanta giorni) ha riconosciuto anche il risarcimento del danno per 25mila euro alla vittima, parte civile con l’avvocato Francesco Risi.

L’uomo è ai domiciliari dallo scorso 22 marzo.

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