Vessazioni a una portalettere, a processo direttore delle Poste

Per tre anni una dipendente sarebbe stata maltrattata dal suo superiore che ora dovrà respingere le accuse dal banco degli imputati

Foto di archivio

LECCE  - Non avrebbe perso occasione per rimproverarla in modo aggressivo e con toni minacciosi e farla sentire una nullità nel suo lavoro, attribuendole colpe che non aveva e umiliandola anche davanti ai colleghi.   E’ quanto avrebbe patito per tre anni una portalettere nell’ufficio postale di Vernole. Ed ora di questo dovrà risponderne dal banco degli imputati il suo direttore (oggi in servizio a Brindisi). Stalking, è questo il reato per il quale, in mattinata, il gup (giudice per l’udienza preliminare) Cinzia Vergine ha disposto il rinvio a giudizio di Attilio Murciano, 59 anni, di Martano, accogliendo così la richiesta firmata dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci (titolare del fascicolo d’inchiesta). Il processo si aprirà il 28 settembre, davanti alla prima sezione monocratica (giudice Bianca Maria Todaro), e ci sarà anche la presunta vittima che, oggi, durante l’udienza preliminare, si è costituita parte civile con l’avvocato Rita Ciccarese.

Stando alle indagini, il primo episodio risale al 29 ottobre del 2014, quando il direttore avrebbe rovesciato ai piedi della dipendente due cassette piene di corrispondenza, attribuendole ingiustamente (perché non era tra le sue mansioni) la mancata consegna. Gli effetti di quel comportamento sulla malcapitata non si lasciarono attendere: palpitazioni, svenimenti e tremori. E’ la condizione di malessere che le fu riscontrata dai medici del pronto soccorso dell’ospedale di Scorrano. Ma questi fu solo la prima di una serie di visite mediche che la donna eseguì a causa dello stato di ansia e di pressione psicologica della quale sarebbe diventata prigioniera. In un’altra circostanza, Murciano si sarebbe rivolto a lei con toni minacciosi e aggressivi, anche in presenza di colleghi, circa la sua incapacità nel disbrigo della consegna delle lettere nella marina di San Cataldo, solo per aver chiesto delucidazioni al riguardo.

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L’ultimo episodio risale al 14 luglio di un anno fa, quando il direttore avrebbe modificato il piano ferie della donna senza interpellarla e con intenti, stando a quanto contenuto nella richiesta di rinvio a giudizio, chiaramente vessatori. Tutte accuse queste che l’imputato, difeso dall’avvocato Francesco Zacheo, potrà respingere durante il processo.

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