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Cronaca

Violenza sessuale e messaggi minatori alla sua ex, condannato a cinque anni

L’uomo, attualmente ai domiciliari con braccialetto elettronico, è un 46enne di San Pietro Vernotico, ma il grave episodio principale, che ha fatto partire la denuncia, si verificò una notte a Lecce

LECCE – Condannato a 5 anni di reclusione un 46enne di San Pietro Vernotico perché ritenuto responsabile di violenza sessuale aggravata, lesioni personali aggravate e atti persecutori aggravati nei confronti della ex fidanzata. Per l’uomo, attualmente agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, anche l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e la condanna a un risarcimento di 15mila euro nei confronti della ex, costituitasi parte civile, difesa dall’avvocato Alessandro Paladini. 

Una storia fatta di insulti, offese, ossessioni, violenze, dolore e minacce quella a cui il 3 luglio scorso è stata messa la parola fine con la sentenza di condanna emessa dalla Prima sezione collegiale del tribunale di Lecce. 

I fatti che hanno portato all’arresto, all’emissione del decreto di giudizio immediato e alla condanna, risalgono a una sera di luglio dello scorso anno ma i soprusi erano cominciati un anno prima quando la donna aveva deciso di lasciarlo perché non più disposta ad accettare la sua morbosa gelosia “che in più occasioni era sfociata in atteggiamenti violenti tanto che la stessa era stata presa a schiaffi e pugni”.

Si legge nel verbale di denuncia raccolta dal personale della Squadra mobile di Brindisi. Episodio questo che si concluse con un arresto in flagranza operato dai carabinieri e che purtroppo non bastò a fermare le ossessioni dell’uomo nei confronti della donna. Per un anno, fino a luglio 2022, quando si è consumata una violenza sessuale, ha continuato a tormentarla con messaggi che passavano dal contenuto cordiale a quello minaccioso e ingiurioso “arrivando anche a scrivergli che se non avessero riallacciato i rapporti gliel’avrebbe fatta pagare”. Persecuzioni messe in atto anche quando il 46enne era fuori paese per motivi di lavoro. La povera vittima aveva perso la serenità. 

A luglio dello scorso anno l’epilogo. Dopo averla speronata mentre si recava a lavoro e averla bloccata per strada riuscì a convincerla, assumendo anche atteggiamenti “patetici”, a trascorrere insieme a lui la sera del suo compleanno, in un locale di Lecce. Dopo una serata trascorsa in modo apparentemente tranquillo la donna gli chiese di tornare a casa ma lui si fermò in una zona isolata di Lecce, nei pressi dello stadio, e le chiese nuovamente di tornare insieme.

Davanti al rifiuto, l’ennesimo, si scatenò l’inferno. Le chiese un rapporto sessuale e davanti al secondo categorico rifiuto fu schiaffeggiata, offesa, insultata, minacciata. Lui tentò di violentarla, toccandola nelle parti intime fino a compiere atti di autoerotismo coinvolgendo la donna nonostante il suo rifiuto. Un vero incubo che durò fino alle prime luci dell’alba. Come spesso accade in queste situazioni seguirono le scuse, gli abbracci, e le promesse che non sarebbe più accaduto, accompagnati da atteggiamenti di pentimento. 

Ma quella volta la donna non si lasciò convincere: tornata a casa lo denunciò, raccontando in ogni dettaglio l’incubo vissuto quella notte e quanto accadeva da oltre un anno. Seguì un arresto su ordinanza e poi il processo. Ieri la condanna. Per le motivazioni della sentenza bisogna attendere 90 giorni. 

Da BrindisiReport.it

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