Voto di scambio: inflitti 4 anni e due mesi all’ex politico Fiorino Greco

Il medico, già consigliere comunale a Lecce e assessore, era accusato di aver fatto pressioni sugli elettori per raccogliere voti in favore del figlio candidato sindaco alle amministrative del 2015 a Novoli

Una foto di Greco quando era assessore a Lecce (2007-2012)

NOVOLI - Sfruttando il ruolo di componente della commissione invalidi civili della Asl di Lecce avrebbe fatto pressioni su pazienti per raccogliere voti in favore del figlio candidato sindaco alle amministrative del maggio 2015 a Novoli, risultato poi vincitore.

Questa l’accusa che nell’aprile del 2016 cadde in testa a Fiorino Greco, 69 anni, all’epoca dei fatti consigliere di maggioranza a Lecce e già primo cittadino di Novoli e assessore agli affari regionali dal 2007 al 2012, e che oggi gli è costata una condanna a quattro anni e due mesi di reclusione, più l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione penale del tribunale di Lecce presieduta dal giudice Pietro Baffa, chiamata a valutare i quattro episodi “incriminati” su cui si concentrarono le indagini svolte dal procuratore aggiunto Antonio De Donno (oggi a capo della Procura di Brindisi) con i carabinieri e rispetto ai quali l'imputato rispondeva di voto di scambio, tentata concussione e istigazione alla corruzione.

In particolare, uno fa riferimento alle minacce di revoca della pensione che Greco avrebbe rivolto a un invalido (riconosciuto tale all’80 percento nel 2005) e alla madre di questo, se non avesse votato per il figlio Gianmaria; il secondo (per il quale il verdetto è stato assolutorio), riguarda una donna alla quale il medico avrebbe fatto pesare, come fosse stato un favore e sempre in prospettiva delle elezioni, l’assegnazione della carrozzina alla madre; le altre circostanze si riferiscono al fatto che il medico si sarebbe interessato alle pratiche di riconoscimento della pensione di invalidità civile per due uomini, entrambi senza i necessari requisiti, uno dei quali sarebbe stato sollecitato a presentare la domanda, in cambio del voto. L’imputato ha sempre negato gli addebiti, prima in un interrogatorio davanti agli inquirenti, e poi nel processo in cui era assistito dagli avvocati Francesco Fasano e Luigi Covella.

Il dispositivo (le cui motivazioni saranno depositate entro 15 giorni) ha imposto anche il risarcimento del danno (in separata sede) a due persone offese e alla Asl (rappresentata dall’avvocato Alfredo Cacciapaglia), che si erano costituite parte civile. L’inchiesta sul voto di scambio si intrecciò con quella relativa alle intimidazioni rivolte al figlio, al quale, nel novembre 2016, fu recapitata una busta con tre proiettili, un portachiavi a forma di bara e una lettera. Ma questa è un’altra storia di cui restano sconosciuti i responsabili.

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