Un piccolo eden nel cuore di Tuglie: l’unico museo con la fermata del treno

Un posto imprevedibile, e imperdibile, nel centro storico del comune sulla Serre salentine. Un viaggio nella civiltà contadina e tra i saperi botanici, dove è possibile persino cenare

Un'immagine della piazzadi Tuglie vista dal museo (Dalla pagina Facebook)

TUGLIE – C’ è un binario che sfocia dritto all’interno del museo. Da qui, parte un viaggio surreale nei vari ambienti espositivi, dopo aver attraversato un antico agrumeto, in un tempo sospeso. Si fa uno slalom tra i saperi dell’arte botanica e nelle certezze che furono della civiltà contadina, per poi ritrovarsi di fronte, inaspettatamente, al “primo piano” della piazza principale di Tuglie. Non è un salto onirico, ma uno dei posti più imprevedibili, e forse tra i meno pubblicizzati del Salento. Il “Museo della civiltà contadina” del piccolo comune arroccato sulle Serre non è il solito percorso espositivo fatto da anonime teche. E’ diametralmente opposto: un itinerario esperenziale già a partire dal fatto che lo si può raggiungere in treno. Il Palazzo ducale che ospita il museo, infatti, è uno dei pochi posti a godere di una fermata ad hoc della linea delle Ferrovie Sud Est.

Fondato nel 1982 all’interno dell’immobile di origini seicentesche, conta 16 locali, tra cui la cappella interna. Vani ai quali si sommano  cortili e giardini e balconate circondati da piante storiche, molte aromatiche, altre ancora introvabili. E’ una vera e propria struttura didattica, e non soltanto per bambini. Chi intende apprendere i segreti con cui le donne d’un tempo tessevano le stoffe, per esempio, non si ritroverà soltanto davanti al “solito” telaio. Ma all’intera “filiera”: gli appassionati portavoce del museo, che si occupano delle visite Guidate, illustrano l’intero procedimento a partire dalla pianta del cotone. Che, ovviamente, è presente all’interno del museo. Ma questo è soltanto uno dei numerosi esempi di attività nei quali ci si può imbattere una volta all’interno. La superficie, del resto, non è proprio ridotta: quella totale è di circa 20mila metri quadrati. Vi sono esposti gli attrezzi del contadino, del falegname e dei più improbabili mestieri di una volta.

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Molti degli ambienti, inoltre, sono stati arredati, con mobilio originale, va da sé: dalla cucina (bellissima), alla camera da letto. Dalla lavanderia, alla cucina, passando per la cappella privata dove, tra gli altri, sono custoditi i reperti di una grande collezione della Prima guerra mondiale. Il rischio, è soltanto quello di non riuscire a vivere tutto. Poiché, terminato il percorso storico, vi è quello zootecnico. Ma anche quello geologico e botanico con tanto di “laboratorio di analisi” allestito all’interno. E se qualcuno non dovesse essere interessato al boschetto ultrasecolare di pini e alle essenze più rare della macchia mediterranea, vi è sempre una consolazione: una vista suggestiva, dall’alto, che punta dritto al litorale ionico. “Dulcis in fundo”, è il caso di dirlo, degustazioni e intere cene con le marmellate fatte nel museo, e una serie di altri prodotti realizzati anche assieme agli ospiti. Si va via con un senso di sazietà generale.  Appagati dal cibo, ma in particolar modo dal viaggio inaspettato. E dalla sensibilità di un cittadino “qualunque”, il proprietario del palazzo, che ha voluto aprire le porte della propria casa e della cultura a tutti, turisti e scolari compresi.

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