"Anomalie nel rapporto tra Comune e Unisalento": la denuncia di De Pascalis

Il sindacalista Cgil accende un riflettore sull'edilizia universitaria: "Emblematici i casi dell'istituto Garibaldi e del Principe Umberto"

LECCE – L’università, come noto, è un volano per l’economia e lo sviluppo culturale di un territorio. L’alta formazione rappresenta, infatti, una ghiotta opportunità per il progresso morale di una comunità, per l’innovazione e la tenuta del tessuto sociale. Le comunità locali, consapevoli dell’importanza di questa risorsa, dovrebbero agevolare la diffusione dei saperi. In che modo? Le strade sono numerose. Una di queste passa per la costruzione di strutture e servizi, sedi e risorse tecnologiche da mettere a disposizione della comunità accademica e degli studenti.

Dovrebbe funzionare così, in linea di massima. Ma a detta del sindacalista Cgil Dino De Pascalis, a Lecce più di qualcosa non procede nel verso giusto a causa di “scelte contradditorie e discutibili”. In particolare, a suo dire, “tra università ed ente locale non vi è stata alcuna sinergia e più che di un rapporto simbiotico si potrebbe parlare di un rapporto parassitario”.

Il tallone d’Achille di queste interazioni sarebbe, secondo il sindacalista, la gestione dell’edilizia universitaria. “L’amministrazione comunale ha concesso in uso gratuito la sede dei Teatini ad un’associazione privata di formazione, con possibile danno erariale, e nel 2009 ha concluso con UniSalento l'affare Principe Umberto, ceduto all'ateneo salentino per 7 milioni di euro, pretendendo 2 milioni di affitti arretrati”.

“Le due amministrazioni erano consapevoli però delle gravi condizioni in cui versava l'immobile, privo di ogni requisito igienico-edilizio, con accertate criticità strutturali e di salubrità ambientale, non rispondente alle vigenti norme in materia di antincendio e di sicurezza”, puntualizza lui. Secondo il sindacalista, il complesso immobiliare rappresenterebbe, dunque, “un caso emblematico di scelta consapevolmente inadeguata e inidonea, scarsamente funzionale per tipologia edilizia e con criticità ben note sin dai primi anni di utilizzo”.

“Già dall’atto di vendita erano chiare le criticità presentate dall’immobile  e nel documento si riportano le prescrizioni e le condizioni da valere nei confronti della parte acquirente, tra cui quella di assicurare il restauro conservativo”, spiega ancora il referente Cgil. Con l’acquisto, l’amministrazione universitaria si sarebbe quindi “accollata una serie di costosissime procedure che, considerati i costi esorbitanti, non sono state mai attivate, esponendo, peraltro, i lavoratori a condizioni di estremo disagio lavorativo”.

E ancora: “Si è verificata una situazione paradossale in cui anziché essere l’ente locale a finanziare l’ateneo è avvenuto l’esatto contrario. Non possiamo dimenticare poi la vicenda dell’istituto Garibaldi, struttura allo stesso modo fatiscente e priva di ogni requisito igienico-sanitario, concessa in comodato d'uso gratuito a condizione che la stessa università provvedesse, a proprie spese, al completamento di tutte le opere necessarie a rendere fruibile l'immobile di proprietà comunale. Spese inizialmente quantificate in 9 milioni di euro dall'ateneo, nell'ambito degli interventi previsti dal “Piano per il Sud” (tra l'altro non finanziato) ma che sicuramente non saranno sufficienti”.

“L'accordo sul Garibaldi, prevedeva che, qualora l'immobile non fosse stato libero da vincoli entro il 15 giugno 2015 il Comune di Lecce avrebbe erogato un contributo di 2 milioni di euro a favore dell'università. Contributo di cui al momento non esiste traccia”, aggiunge il sindacalista.

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De Pascalis lancia quindi un appello agli aspiranti sindaci di Lecce: “Sarebbe interessante sapere come i candidati intendano porre rimedio a questo anomalo rapporto venutosi a creare in precedenza tra ateneo e Comune, in cui si è assistito a benefici riconducibili unilateralmente a favore dell’amministrazione comunale e lasciando l'Università del Salento in condizioni di estrema difficoltà economica e finanziaria”. 

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